Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

One-mile-river-1898

Klondike, visto da me

Da circa un anno faccio la lettrice per Klondike, una delle collane di Antonio Tombolini Editore. Mi hanno “risucchiato” con questo status:

Anche se devo confessare che, le parole che mi avevano colpito di più erano quelle di Michele Marziani, curatore della collana:

Sto cercando lettori per una nuova collana di narrativa di Antonio Tombolini Editore.
Cerco persone che amano leggere e amano farlo con la propria testa. Che si lasciano accarezzare dalle parole, che lasciano aperte le porte del cuore e della ragione. Gente curiosa e innamorata dei libri.
Cerco persone che partecipino con noi alla corsa all’oro dell’editoria, all’esplorazione del Klondike, leggendo i manoscritti degli autori che si autopubblicano, per proporre loro un vero contratto d’edizione da parte di Antonio Tombolini Editore.
Tra tanti libri vogliamo scovare i più preziosi.
Se vuoi leggere con noi proponiti. Scrivimi a michele@michelemarziani.org e spiegami perché ti piacerebbe farlo.
La nostra è una sperimentazione, non riusciamo a pagare chi legge. Però, però, possiamo offrire una piccola percentuale sui libri da pubblicare. E se si scopre un grande best-seller: beh, sarà come vincere alla lotteria.

Purtroppo, dato che ho cambiato hosting, ho perso la mail in cui spiegavo loro perché era una buona idea avermi a bordo: sono abbastanza sicura di aver blaterato qualcosa su quali erano i miei libri preferiti e sul come leggo. Quello che mi ricordo, è la voglia di far parte di questo progetto e di entrare nella tribù di Simplicimuss. Per cui sono salita a bordo. Le mie motivazioni erano meramente egoistiche:

  • sono una fan del lavoro di Antonio Tombolini (almeno per quanto rigurada la parte degli ebook) e l’idea di lavorare con/per lui mi sembrava un grande punto di arrivo professionale (sì, mi rendo conto che il mio contributo all’impero Simplicissimus è minimo, ma lasciatemi la mia vanagloria);
  • ho sempre sognato di essere pagata per leggere (anche qui, mi rendo conto che prendo una percentuale sulle vendite, ma tant’è);
  • il progetto mi sembrava decisamente interessante: lettori che scelgono libri da far pubblicare (ah, il potere!);
  • mi sono scoperta letterariamente snob. Leggo molto raramente libri autopubblicati (non sto qui a spiegare il perché e per come).  In ogni caso, far parte del team di lettori di Klondike, faceva parte della cura che mi ero autoprescritta.

Dopo un anno, mi hanno intervistato perché leggo libri (il che mi fa un po’ sorridere).

Ho detto alcune di queste cose. Su di me:

Sono una lettrice da quando ho memoria. Il mio principale contatto con l’editoria risale a un paio di anni fa, quando è stato pubblicato un mio racconto dalla casa editrice Graphe edizioni. I libri mi affascinano.

Sugli ebook:

Il digitale potrebbe salvare l’editoria, se gli editori cominciano a considerarlo un mezzo diverso, non una replica del cartaceo. I lettori sono pronti: molti miei conoscenti usano regolarmente l’ereader (soprattutto persone anziane che riscoprono il piacere di una lettura con dei caratteri “regolabili”).

Sul ruolo di lettori ed editori:

chi pubblica e chi legge libri fa parte della stessa “industria”, sono due facce della stessa medaglia. I lettori stanno trovando pian piano altre strade, altri luoghi. Gli editori meno.

Sulla scrittura:

Nella tua definizione la parola più interessante è progetto: non c’è niente di “magico”, ma tanto lavoro dietro un buon libro.

L’intervista integrale è qui: https://www.streetlib.com/it/2016/03/24/erika-marconato/ (e sì, mi rendo conto di quanto sia vanesio autocitarsi 😉 ). Come sempre, commenti, domande, riflessioni (ma anche semplici ciao) sono graditi.
L’immagine di copertina è di Hegg, Eric A. (University Library Washington) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons.

Vino e scrittura: due mondi paralleli? per Il Colophon

Da qualche tempo collaboro con Il colophon, una rivista letteraria di Antonio Tombolini editore.

Qui trovate un estratto del mio articolo sui parallelismi tra vino e scrittura.

VINO E SCRITTURA: DUE MONDI PARALLELI?

Una riflessione sulla scrittura come processo collettivo di Erika Marconato

“Non vale la pena di discutere di questo libro: sarà stato messo insieme con un fine commerciale dalla redazione della casa editrice”. Con queste parole, Maria, una lettrice del mio gruppo di lettura, ha liquidato il testo del nostro ultimo incontro: dato che (forse) non era stato completamente realizzato dall’autore nella sua cameretta metaforica, non valeva la pena di essere letto. Non importa a che livello e con che profondità l’editore avesse migliorato forma/contenuto: per quella lettrice, il semplice fatto di non essere totalmente frutto della penna dello scrittore rendeva il libro privo di qualsiasi valore. Non ne sono certa, ma credo che Maria avesse in mente l’Autore (figura mitica e leggendaria, realizzatrice dell’opera perfetta, baciata dalla musa e, perciò, benedetta con il dono della bella composizione), dimenticando completamente che tutti abbiamo bisogno di una mano, qualche volta. Sospetto che, oltre alla capacità lirica, la mitica figura dell’Autore sia dotata di un qualche tipo di alcolico, necessario rifugio contro i capricci delle muse, nonché formidabile incantesimo sciogli-lingua.
Maria — come molti altri lettori — è, probabilmente, legata ad un immaginario legato alla narrazione che risponde ad una definizione piuttosto precisa: il mondo dei sogni ad occhi aperti. Lo scrittore — sia che si avventuri per le impervie strade dell’autopubblicazione, sia che decida di tentare sentieri più tradizionali — deve necessariamente inserire la sua creazione in un processo collettivo.

Il pezzo completo lo puoi leggere qui: https://ilcolophon.it/vino-e-scrittura-due-mondi-paralleli-2106e211f13e#.fkh1fe1z7.

Se ti suscita un pensiero, una riflessione, qualcosa sentito libero/a di farcelo sapere.

Ommioddio, la gioia saltellante che mi pervade!

Cose da fare nel weekend

Lo confesso, sono affetta da bulimia culturale per cui, quando so di avere un paio di giorni liberi, scatta la ricerca selvaggia: musei da vedere, castelli da visitare e cose da fare, niente mi può sfuggire.

Se anche voi avete lo stesso “problema”, vi consiglio vivamente di controllare, almeno ogni tanto:

  • il sito del Ministero dei beni culturali http://www.beniculturali.it. Sia l’home page, che la parte “in calendario” sono ottimi spunti. Per far conoscere le sue attività e i suoi beni il ministero, spesso, organizza aperture straordinarie oppure offre giornate ad ingresso gratuito.
  • Il sito del FAI – Fondo ambiente italiano http://www.fondoambiente.it/ che gestisce una serie di castelli, ville, parchi e abbazie. Di solito sono piccoli tesori semisconosciuti. Anche qui, ogni tanto qualche giornata ad ingresso gratuito, o quasi, ci scappa.
  • Bandiere arancioni del Touring Club http://www.bandierearancioni.it. La bandiera arancione è un riconoscimento che viene dato ai piccoli comuni italiani (massimo 15.000 abitanti) per certificarne l’eccellenza. Personalmente, lo trovo un buon punto di partenza per le gite fuori porta.
  • Oasi del WWF http://www.wwf.it/oasi/. Anche loro organizzano eventi e offrono ingressi gratuiti.

    Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

    Perché scrivere un post su questa mia personalissima mania?

    Semplicemente sabato è aperto uno dei posti più importanti per la cultura italiana: la Biblioteca Centrale di Firenze, che io – da brava bibliofila – ho visitato un paio di settimane fa proprio grazie ad una spulciatina al sito del Ministero dei beni culturali.

    Questa specifica biblioteca raccoglie una copia di tutto ciò che viene stampato in Italia, un bel lavorone :). Si trova in uno dei pochi palazzi pensati proprio per raccogliere i libri, gli incunaboli, le cinquecentine, etc. (o almeno così sosteneva la vicedirettrice che ci ha fatto la visita un paio di settimane fa in occasione di Domeniche di carta 2014).

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