Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

Cosa legge un gruppo di lettura?

Ho la fortuna di aver fondato un gruppo di lettura (Cibo per la mente, trovi quello che abbiamo letto il primo anno nel blog e quello che stiamo leggendo sempre nel blog). Siamo un gruppo di donne di varie età, ci troviamo a Trento – o meglio in uno dei ristoranti di Trento – e parliamo di libri. Dato che non sono l’unica lettrice forte del gruppo, le discussioni portano con loro spesso altri percorsi di lettura: autori, scritti e film indipendenti dal libro della serata si intersecano spesso nelle nostre riflessioni.

I miei percorsi di lettura sono emotivi, frammentari, saltellanti e più casuali di quanto sembri, quindi, mi sono segnata ogni libro che è stato nominato per silenziare quella vocina che mi dice di salvarmi le informazioni (non che poi suddette informazioni le riprenda in qualche modo: non rileggo i miei diari, non riprendo i link che mi salvo, non leggo i tab che mi apro con l’idea di approfondire poi). Segnata è la parola chiave: pagine dedicate nella mia agenda o nel mio bullet journal del momento – essendo al terzo ciclo, ce n’è stato più d’uno -, foglietti volanti, tovagliette dei ristoranti, note sul cellulare – che nel frattempo è cambiato -, scritte a penna sul dorso della mano. All’inizio, ho trasferito quelle annotazioni in una sezione della newsletter che

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10 abitudini italiche sul civic hacking di cui si può fare a meno

[Foglietto illustrativo da leggere attentamente prima di inoltrarsi in questo blogpost.]

Probabilmente ci sono più imprecazioni di quante te ne aspetti da me (a meno che non ci conosciamo di persona, quindi sai che tipo di scaricatore di porto posso essere quando mi infastidisco).

Se non c’è il tuo nome e cognome, non sto parlando di te. Ti riconosci in quello che scrivo? Probabilmente hai la coda di paglia e senti puzza di bruciato, ti assicuro comunque che non c’è niente di nascosto fra le righe, non ce l’ho con te personalmente – altrimenti te l’avrei fatto sapere – e non sto cercando di mandarti a quel paese con un messaggio cosmico cifrato. Se, invece, ti ho girato direttamente questo link, fatti due conti.

Non ho la verità in tasca, altrimenti sarei un oracolo – il che probabilmente si tradurrebbe in uno sballo costante causato dai fumi tossici e, per quanto possa sembrare divertente, non credo lo fosse poi così tanto. Queste sono cose di cui IO mi sono stufata: se la pensi diversamente o trovi che abbia scritto cazzate, possiamo confrontarci civilmente. CIVILMENTE. Altrimenti, molto semplicemente, anche no, grazie.

[Fine del foglietto illustrativo da leggere attentamente prima di inoltrarsi in questo blogpost.]

In questi mesi sono successe un paio di cose che mi hanno attivato i neuroni. La prima sono stata in vacanza (e in aeroporto ho comprato la versione inglese di Il magico potere di sbattersene il ca**o. Come smettere di perdere tempo (che non hai) a fare cose che non hai voglia di fare con persone che non ti piacciono di Sarah Knight). La seconda, decisamente meno piacevole, è caduto un ponte in Liguria e sono stata coinvolta su una discussione a riguardo su Twitter, che non segnalo perché, alla fin fine, non ho partecipato. Sarà che Twitter è uno strumento comunicativo che non mi fa impazzire, sarà che ho bisogno di prendermi del tempo per evitare di dire cazzate, ma a quella discussione proprio non volevo prendere parte. Oltre a non essere d’accordo con l’assunto di partenza (il primo tweet della discussione asseriva letteralmente che ci sarebbe bisogno di fare una mappatura in modalità crowd dei ponti in Italia e del loro stato di manutenzione), tutta la cosa mi faceva sentire a disagio: capivo la necessità di fare qualcosa dopo una tragedia, ma la modalità mi sembrava quanto meno populistica.  In più, dall’alto della mia formazione umanistica, non è che proprio mi sentissi a mio agio a dire qualcosa sullo stato delle infrastrutture.

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Gruppo di lettura a cena in interno.

Cibo per la mente, il mio gruppo di lettura comincia il terzo ciclo

Il 29 agosto comincerò il nuovo ciclo di incontri con il mio gruppo di lettura di Trento, che ora ha anche un nome: Gruppo di Lettura Cibo per la Mente. Per questa occasione, ci ospiterà una libreria che ancora non ha aperto (ma che già sta facendo sentire la sua presenza nel territorio), la due punti in via San Martino. Dopodiché, seguendo la nostra vena un po’ nomade, vedremo dove trovarci di volta in volta. Il 29 discuteremo de Il Barone rampante, perché abbiamo tutti bisogno di più Calvino nella nostra vita. La volta successiva la dedicheremo  a Yeonmi Park con la sua autobiografia La mia lotta per la libertà perché ha attirato l’attenzione di una di noi. La lettura successiva la decideremo tutte insieme.

Durante l’ultimo anno scolastico abbiamo letto libri che hanno vinto dei premi, scritti da donne di varie nazionalità. L’esperienza è stata interessante e mi piacerebbe dedicarci un post a parte. Il primo “anno” in cui abbiamo condiviso le letture, invece, è stato a tema libero (e avevo scritto un post sulla selezione dei libri che avevo fatto).

Ora siamo pronte ad affrontare il tema della libertà, che ha proposto una delle partecipanti. Come sempre, i libri li ho scelti io, consultando anche i vari romanzi che ci siamo consigliate durante i due anni passati a leggere insieme.

Chi siamo

Se sei particolarmente perspicace, avrai notato che per il mio gruppo di lettura uso il femminile. Questo perché siamo un gruppo di lettrici di varie età che si incontrano una volta al mese (circa), cenano assieme e parlano di libri. Insomma, il cibo del nome è sia metaforico che letterale.

Lettrici, tutte donne. Non che non ci piacciano i maschi, ma il gruppo è sempre stato tutto femminile e ora siamo al punto in cui, temo, se si unisse un uomo si sentirebbe quanto meno spaventato (ma se vuoi provare ad unirti, sei il benvenuto).

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