Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

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Come e perché regalare i propri libri usati alle biblioteche

Piccola premessa numero uno, io vivo in affitto. Il che significa che, prima o poi, dovrò lasciare la casa in cui abito e trasferire tutti i miei possedimenti altrove.

Piccola premessa numero due, io leggo – di media – un centinaio di libri all’anno. Da quando ricordo. Il che implica che nei miei scaffali si sono accumulati parecchi volumi.

La conclusione a queste due premesse è che sono una grande fan del declutting da molto prima del successo di Marie Kondo. I libri entrano ed escono con una certa frequenza dalla mia casa: ogni volta che svuoto le librerie per svolverare, DECIDO cosa far tornare tra gli scaffali. Il resto – solitamente – viene donato. Per lo più, alle biblioteche. Nella mia vita ho donato libri ad almeno una ventina di biblioteche diverse, quindi ho accumulato un po’ di esperienza. Se non bastasse, ho pure lavorato dietro un paio di banconi dei suddetti uffici pubblici.

Come

Nonostante ci siano dei consigli generali per le donazioni, ogni singola biblioteca ha le proprie modalità specifiche per gestire le donazioni, quindi la prima cosa da fare è:

Chiedi alla/al bibliotecaria/o

Prima di fare qualsiasi cosa, parla con il personale. Io, in passato, per donare dei libri ho dovuto:

  • stendere elenchi specifici dei titoli;
  • mandare mail;
  • sottoscrivere form;
  • compilare moduli;
  • farmi accompagnare da uno specifico addetto alla postazione di un altro specifico addetto;
  • cancellare sottolineature a matita;
  • presentarmi in giorni specifici;
  • riportarmi a casa borse di libri perché la biblioteca non li poteva accettare.

Come dicevo, è fondamentale informarsi PRIMA su quale sia la modalità corretta (di solito basta chiedere ad uno qualsiasi degli operatori del front desk), per evitare di doversi riportare a casa pesanti libroni. Il che mi porta direttamente al come numero due.

Segui la procedura corretta

Se ti viene detto che bisogna compilare una lista/un form/un modulo di solito ci sono almeno un paio di motivi (e non sto parlando del sadismo dei bibliofili che vogliono vedere e giudicare). Una biblioteca è un ufficio pubblico e, in quanto tale, risponde ad un regolamento interno che regola le acquisizioni (i libri che entrano). Questo regolamento, a volte, può anche contenere indicazioni di come i libri possono/devono essere acquisiti.

Oltre al regolamento, il secondo motivo per cui esiste una procedura è che per entrare nel catalogo ed essere disponibile per i lettori, un libro deve essere scelto, catalogato, etichettato, plastificato: è un processo lungo e possono non esserci sempre risorse – bibliotecari/e – che lo possono seguire. La scrematura di quello che entra nell’edificio fisico è uno dei passi cruciali per impedire ad ogni spazio libero di riempirsi di volumi che non raggiungeranno mai gli scaffali (posso testimoniare di aver lavorato un paio di volte in una biblioteca comunale in cui il bagno del personale era stipato di scatoloni di libri, con un vistoso timbro “1990”, mai aperti, che avevano lasciato come unico spazio libero il water).

Non ti offendere se la tua offerta viene rifiutata

La toilette di cui sopra è un colorito esempio della situazione di molte biblioteche. Per quanto un edificio sia grande e pieno di personale efficente, se ci sono due cose che mancano sempre in una biblioteca sono spazio e tempo. Lo spazio per tenere tutto e il tempo del personale per fare ogni cosa. Non nego che ci siano persone inacidite dal tempo e dall’ignavia che avrebbero dovuto fare altro nella loro vita anche nelle biblioteche, ma di solito se la tua gentile offerta viene rifutata è perché ci sono dei motivi oggettivi: può essere un periodo caotico; il regolamento può contenere una clausola che vieta di accettare i libri donati (molti regolamenti nelle carceri, ad esempio, rifiutano tutti i libri che contengono riferimenti personali tipo nomi, indirizzi, sottolineature, numeri di telefono, ex-libris, etc.); la biblioteca potrebbe averne bisogno, ma non c’è personale per svolgere l’iter di acquisizione e finirebbero in scatoloni nel bagno. Oppure, semplicemente, non sono adatti.

Quello che vuoi donare è consono?

Mettiti il cuore in pace, se vuoi far entrare un cacciavite a stella su una vite con la testa a taglio sarai enormemente deluso. Così come se proponi dei libri in lingua ad una biblioteca che non ne raccoglie, oppure dei libri di argomenti specifici ad una biblioteca generalista, oppure dei classici integrali ad una biblioteca per bambini.

Se ti stai chiedendo “eh, ma come faccio a sapere se un libro è adatto o meno?”, ti ho anticipato creando una “consono check-list” in cinque comodi e semplici punti:

  • che tipo di biblioteca è quella a cui lo sto proponendo (archivio, generalista, specializzata, di libi in lingua, scolastica, per adulti, per bambini, per ragazzi, comunale, universitaria, privata, grande, piccola)?
  • Il libro è adatto alla specifica biblioteca (non stai portando una prima edizione di Shakespeare ad una piccola biblioteca comunale vero? Non stai portando un libro in tedesco ad un archio specializzato in produzioni di lingua inglese)?
  • Il libro potrebbe essere controverso? (Non sto parlando di ingiusta censura, ma forse Lolita alla suddetta biblioteca per bambini non è il regalo giusto).
  • Ho parlato con il/la bibliotecario/a informandolo/a della mia intenzione di donare alcuni volumi (se la risposta è no, parlaci dannazione)?
  • Il libro è in buone condizioni/recente? (Ti posso garantire, anche senza aver mai parlato con il personale della tua biblioteca, che non vorranno mai un’enciclopedia del 1985 in trantasette volumi masticati dal tuo cane).

Se hai una risposta a tutte le domande della “consono check-list (e la numero 4 è sì) allora avrai un’idea se il tuo libro è adatto o meno.

Buone condizioni

LE BIBLIOTECHE NON SONO ALTERNATIVE ALLE DISCARICHE. E lo scrivo in maiuscoletto consapevole che, online, è come urlare.

Per quanto ti faccia sentire in colpa l’idea di buttare un libro, il fatto che tu non lo voglia più nei tuoi scaffali non significa che sia giusto portarlo in dono alla tua biblioteca. Anche qui ogni biblioteca ha i suoi standard, ma ci sono delle regole generali comuni più o meno a tutte:

  • se un libro abbastanza comune è macchiato di muffa, meglio se lo butti. La muffa è uno dei maggiori pericoli per i libri e raramente all’interno di una biblioteca c’è del personale dedicato specificatamente alla cura di questa infestazione (a meno che non sia un archivio di materiali rari);
  • se un libro è ingiallito, valuta bene prima di donarlo: è facilmente recuperabile in un’edizione nuova? Regala quella piuttosto. Il giallino è solo sulla sovracopertina o le macchie sono anche nelle pagine (fino a compromettere la lettura)? Dato che le storie invecchiano velocemente sugli scaffali (con una produzione di più di 60.000 nuovi titoli all’anno chi ha tempo di pensare a libri vecchi?), spesso anche l’apparenza conta per un libro a scaffale: io stessa tra due libri qualsiasi – stesso titolo, stessa edizione – tendo a scegliere il meno usurato. In generale, se il libro è in uno stato che ti permetterebbe di regalarlo senza imbarazzo ad un amico caro, allora potrebbe essere in una condizione adatta alla biblioteca;
  • se mancano delle pagine, meglio se lo proponi a qualche scuola dell’infanzia per dei lavoretti creativi (ricorda in questo caso di chiedere alle maestre anche sul contenuto perché ci sono bambini precoci, che magari già sanno leggere);
  • se ha dei buchetti (che possono essere causati da vari tipi di insetti), non portarlo in posti dove ci sono altri libri: questi insetti (che siano tarli, tarme, pesciolini d’argento o scarafaggi) trovano nutrimento e rifugio nei libri e prolificano, fino a diventare anche molto problematici;
  • se è un volume datato, sempre meglio proporlo per il riciclo creativo, uno perché le informazioni possono non essere più rilevanti, due perché potrebbe non essere utile inserirlo nelle collezioni della biblioteca (anche la narrativa, se non è stata riacquistata un motivo ci sarà). In ogni caso, chiedi al personale;
  • se un libro è già presente in biblioteca (cosa che si può appurare controllando il catalogo online), chiedi;
  • se un libro ha un contenuto problematico, chiedi.

Il libro che voglio donare è rilevante per il territorio in cui sono?

Shiyali Ramamrita Ranganathan – un celeberrimo bibliotecario indiano – ha detto “la biblioteca è un organismo che cresce”, il che significa, oltre all’ovvio aumento di volumi, che le biblioteche forniscono uno specifico servizio in uno specifico territorio/contesto e che da esso viene influenzato. Se un ricettario per dolci di natale in tedesco – forse – può trovare  posto nella biblioteca di Trento (che ha una sezione generalista che si chiama Biblioteca austriaca di libri in lingua tedesca), è ben difficile che trovi spazio nella collezione della biblioteca arcivescovile di Reggio Calabria:

  • il goal della biblioteca calabra è mettere a disposizione testi religiosi, soprattutto riguardo la chiesa cristiana in Calabria (quindi di un ricettario se ne fanno ben poco);
  • la biblioteca si trova in un territorio in cui non si parla tedesco, forse qualche scuola superiore lo propone come terza lingua, ma di sicuro non è un punto del mondo in cui sia molto diffusa.

Anche nel regalare i libri ricorda che sono importanti il cosa e il dove, sia del volume che della biblioteca.

Perché

Ora che ti ho scoraggiato con i vari “come”, lascia che ti racconti i perché. I primi dal punto di vista delle biblioteche, l’ultimo con il mio personalissimo sguardo.

Autofinanziamento

Attraverso il mercatino dei libri usati, i libri vecchi si trasformano in libri nuovi.

La biblioteca di Trento organizza un mercatino annuale a prezzo decrescente che nel 2016 ha fruttato più di 31.000 euro. Quella di Bassano del Grappa ha scelto di avere un mercatino permanente (con uno scaffale aperto dietro il banco prestiti) che ha venduto libri usati per circa 1.700 euro. Che, tradotti in libri nuovi, possono essere circa 1550 per le sedi di Trento (presupponendo che un libro nuovo costi all’incirca 20 euro) e 85 per la sede di  Bassano. Libri che altrimenti non potrebbero entrare nelle collezioni, che non potrebbero essere prestati, che non potrebbero essere letti.

Per quanto mi riguarda, le biblioteche sono da sempre le mie spacciatrici di libri: pur non potendo comprare libri nuovi, mi piace pensare che donando i miei libri usati, in qualche modo contribuisco anch’io alla salute della biblioteca stessa.

Cambiare vecchie edizioni

A volte i libri non vengono sostituiti perché non sono più rilevanti. A volte, semplicemente, perché non ci sono fondi per cambiarli. In una delle biblioteche in cui ho lavorato, ricevere un libro molto consultato in ottime condizioni era una fortuna. Certo, dovevamo comunque far uscire un volume dal sistema e sostituirlo con il nuovo volume, ma almeno potevamo prestare libri più nuovi (e rspondere un pochino meglio alle esigenze degli utenti).

Ridare

Per me, le biblioteche sono un servizio fondamentale: non solo per la mia voracità letteraria, ma anche per moltissimi altri aspetti puramente emozionali. Sono uno dei primi edifici che visito in una città nuova. Sono uno dei modi in cui entro in contatto con i miei concittadini. Sono posti in cui mi sento, generalmente, a mio agio.

Il fatto che il prestito non si paghi è, per me, fondamentale. Mi permette di:

  • fare ricerche (spesso anche parecchio strampalate);
  • mantenere ampli i miei orizzonti letterari (se dovessi comprare ogni titolo che leggo, probabilmente leggerei molto meno. Prendere un libo “così per provare” sarebbe molto difficile se dovessi pagare per ogni volume);
  • conoscere cose nuove (il che sembra una banalità – i libri sono fatti per quello, no? -, ma le biblioteche organizzano moltissime cose che non riguardano strettamente i libri. Uno dei punti chiave di una biblioteca efficace è proprio essere – secondo la definizione del manifesto UNESCO“il centro informativo locale che rende prontamente disponibile per i suoi utenti ogni genere di conoscenza e informazione”. Ecco perché si trovano biblioteche che organizzano CoderDojo, gruppi Linux, conversazioni in lingua italiana, conferenze e molto altro).

Da parte mia, ritengo che donare i miei libri in biblioteca sia un modo per riconoscerne il valore, non solo economico. Come se facessi volontariato, donare i miei libri (che sono un bene, non il mio tempo) mi permette di contribuire ad una cosa pubblica – cioè di tutti, non di nessuno. Di tutti, quindi anche mia.

 

L’immagine in evidenza è della Nasjonalbiblioteket  di Oslo.

Un uomo di fronte una vetrina di cappelli

Altre cose che ho scritto in giro

Come nasce un numero de Il Colophon? A volte come un incubo, un’ossessione, una ballata ascoltata una volta di troppo. Così, ospite da amici a Milano, ho ritrovato la bella canzone di Piero Ciampi che dà il titolo all’album Andare camminare lavorare e altri discorsi. L’ho ascoltata e riascoltata, come un mantra, una piccola mania, un ripetersi in un abisso, una voce che arrivava da lontano. – Michele Marziani, nel suo editoriale.

Anche per me questo numero de Il Colophon è nato così. Ascoltando e riascoltando alcune canzoni e altre parole. Oltre a quella di Piero Ciampi, ho riascoltato le canzoni dei Modena City Ramblers (cosa che non facevo da un po’). Per ricordare chi erano, che parole usavano e che parole avrei usato io.

Quando ho scritto le domande per Cisco avevo nelle orecchie le nostre canzoni (loro le avranno pure scritte, ma sono io che le ho consumate prima nel walkman, poi nel lettore CD fino ad impararne a memoria i testi). Perché Cisco (e Alberto e Giovanni) stanno tornando con un progetto che si chiama I Dinosauri. Alberto ne parla abbondantemente qui: http://www.cottica.net/2016/06/01/la-legge-del-folk-e-il-ritorno-dei-dinosauri/.

Una cosa che non c’è nell’intervista è quanto mi faccia strano pensare a quanto loro sono cambiati, a quanto io sono cambiata. Alcune cose che troverai sono: cosa significa essere dinosauri, perché serve continuare a raccontare, alcune sfaccettature dell’essere italiani, che ruolo ha il folk giurassico e perché la modernità funziona anche con I Dinosauri.

L’intervista integrale (e una meravigliosa foto in bianco e nero) la trovi qui: https://ilcolophon.it/i-dinosauri-un-ritorno-acustico-in-parole-e-musica-d62768caf4fd#.7dlezroj9.

I mondi della scrittura sono vasti e multiformi, variegati forse più di un continente: ogni scrittore che se ne va è la bandierina a mezz’asta in una delle Fortezze Bastiani che presidiamo il nulla letterario. Se ne vanno i poeti come Zeichen, i grandissimi del Novecento come Michel Butor, i “cannibali” mai pentiti come Tommaso Labranca. Passano attraverso l’età, la storia, lasciano un segno, dentro ai lettori, una virgola. – Sempre Michele Marziani nel suo editoriale

Ed è proprio perché Michele, come me, vede la scrittura come multiforma che ho potuto recensire Toccare le nuvole di Philippe Petite. Che non è uno scrittore, pur essendo un poeta. Per capire cosa intendo vi consiglio di leggere tutta la recensione qui: https://ilcolophon.it/toccare-le-nuvole-b15e63d9fab2#.o8su4rjn7.

Altre cose che mi hanno incuriosito dal momento della loro proposta: il pezzo su Fantozzi, quello su Montale e la poesia e il racconto di Giovanna Piazza.

Leggetene e condividetene!

Bookclub by Patricia dos Santos Paton

12 libri per il mio gruppo di lettura

E., la mia bibliotecaria preferita, ha detto a qualcuno che sono un’esperta di gruppi di lettura. Questo qualcuno le ha creduto e ora sono “responsabile” di un gruppo di lettura.

Forse io prendo questa cosa della lettura troppo sul serio, ma scegliere alcuni dei libri che verranno letti da lettrici che non conosco bene e moderare gli incontri a me sembra una bella responsabilità.

Che ho frequentato diversi gruppi di lettura è vero, ma che questo faccia di me un’esperta, beh, non me la sento di affermarlo con sicurezza.

Le regole

Dato che ogni gruppo ha le proprie regole, anch’io come prima cosa ho voluto mettere nero su bianco cos’è questo gruppo di lettura (ovviamente concordando con le altre lettrici).

Posti pubblici

A quanto pare non sono l’unica che ama spiare la gente. Alla domanda “che dite se metto il veto sulle case private?”, la risposta è stata veloce e decisa: “Beh ovvio, io voglio vedere le persone che passano, mica solo i miei figli” :D.

Uno dei motivi principali per cui i ritrovi saranno in bar, circoli o la biblioteca è che in un gruppo di persone che non si conoscono c’è già abbastanza pressione: ci si agita, non si sa bene cosa dire, etc. Sentivo l’esigenza che il luogo di ritrovo fosse neutro, che ci si potesse godere un bicchiere di vino, volendo, e in cui l’unico impegno richiesto fosse arrivare (non pulire, sistemare, cucinare). Dopodichè, Trento è una città piena di spazi pubblici, che però hanno la dimensione di ritrovi privati (in uno dei papabili candidati ci sono pure i divani).

Chi può partecipare

Il gruppo è semi-pubblico. Ci troviamo in luoghi pubblici in modo che chi vuole si possa unire, ma vorrei tenere il gruppo sulle dieci-dodici persone. Mi sembra il numero ideale per poter parlare tutti e per evitare la formazione di sottogruppi durante la discussione.

L’unica cosa a cui tengo davvero è la possibilità per ognuno di esprimere la propria opinione, senza sentirsi sminuito e/o preso in giro. Tutte le mie esperienze di letture condivise sono state proficue, da tutte ho imparato qualcosa (tra cui che non mi piace quando chi fa la voce più grossa è più ascoltato). Mi piacerebbe che fosse così anche per gli altri partecipanti.

Chi propone i libri (e come vengono scelti)

Avendo avuto varie esperienze, ho deciso di proporre io i libri, cercando di pescare da generi diversi (proporre, perché se non convincono gli altri lettori, si possono cambiare). Leggere tutti lo stesso libro mi sembra un buon modo per creare un terreno comune e per guidare la discussione.

Ho scelto di non legare le letture ad un tema specifico: alla biblioteca di Bassano del Grappa le facilitatrici avevano scelto di far ruotare tutti gli incontri attorno ad un argomento. Gli incontri erano sempre molto interessanti, ma mentre pensavo alle proposte, mi sembrava troppo stringente. Se il tema non piaceva? Sarebbe stata una cosa in più di cui preoccuparsi. Nel caso organizzassi qualcosa di diverso (tipo in biblioteca o in una libreria), sicuramente seguirei un filone, ma per questo primo gruppo va bene così.

Vogli(am)o leggere storie BELLE. Ben scritte, con dei bei personaggi, con una bella trama. Il genere importa poco (anche se il genere rosa a quanto pare non piace molto). Questa (e il fatto che i libri siano di genere diversi) è un’esigenza mia, soprattutto. Frequento un gruppo in biblioteca, i partecipanti hanno una certa età e si finisce sempre a leggere libri di un certo filone (possibilmente pubblicati prima degli anni ’80, possibilmente di autori americani o latino-americani, possibilmente di scrittori maschi). Nonostante alcuni dei libri letti con loro siano stati meravigliosi, sento il bisogno di leggere altro, di discutere altro, di spaziare. Troppo esigente?

Altro

Ognuno si procura i libri come meglio crede. Non ho scelto ultimissime uscite, per cui ci sono in biblioteca, su MLOL, in libreria, usati e nuovi, in digitale e in cartaceo. Per me il supporto non inficia la lettura, ma per molti lettori sì, quindi ognuno faccia come meglio crede ;).

Se sarà possibile, mi piacerebbe fare qualcosa anche per la città (magari qualche autore tra quelli italiani ha piacere di venire a fare una presentazione a Trento, o qualcosa del genere). Trovare una formula affinché non si sia solo un salotto privato o un gruppo di lettori, ma anche un attivatore culturale per la città: sto pensando al modo per coinvolgere la biblioteca. Vediamo come va.

Quindi che libri belli ho scelto?

  1. Non buttiamoci giù – Nick Hornby

Per il genere romanzo divertente ho pensato a Hornby. L’ho scelto perché è divertente, surreale e i dialoghi sono scritti molto bene. I personaggi sono caratteristici e strani. La copertina è orribile, ma che ci vuoi fare?

  1. Lo zio Oswald – Roal Dahl

Il realismo magico è un genere un po’ sottovalutato in Italia: i romanzi di questo tipo finiscono quasi sempre nelle sezioni young adult. Questo si è salvato dallo young adult, pur essendo un meraviglioso esempio di realismo magico.

Lo racconto sempre con le stesse parole: la versione per adulti di Dahl. Spesso mi rispondono “sai di lui ho letto tutto, ma questo mi manca”. Scandaloso, irriverente, originale. Non vedo l’ora di parlarne con il gruppo.

  1. La donna in bianco – Wilkie Collins

A quanto pare un classico ci vuole. Questo è molto meno noto di altri e il modo in cui ne parla PennylaneOnTheTube qui e qui mi ha incuriosita moltissimo. Ci tenevo che il classico fosse in pubblico dominio: http://www.gutenberg.org/ebooks/583 . La donna in bianco è il primo libro che fu definito sensational novel, se non è una recensione positiva questa, non so cosa lo possa essere ;). Lo possiamo anche inserire nella sezione mistery/giallo (due piccioni con una fava).

  1. Shantaram – Gregory David Roberts
    Armi, acciaio e malattie – Jared Diamond

Questo l’ho proposto, ma credo verrà sostituito. Le mille pagine spaventano molto. Peccato.

L’avevo scelto perché è scritto da un australiano (e mi sembra che non arrivino molti australiani in Italia). Il secondo motivo è che è una storia semi-biografica, che è un elemento che mi incuriosisce molto. Viene messo sotto il cartello “avventura”.

Sostituzione: dopo il primo incontro abbiamo deciso di leggere Armi, acciaio e malattie al posto di Shantaram, su proposta di una delle partecipanti. Io con i saggi tentenno sempre, vedremo come andrà.

  1. Io e Mabel – Helen Macdonald

Lui è qui perché la versione inglese ha una copertina a dir poco meravigliosa. Qui  ne parla una bibliotecaria canadese. Io lo metterei nella categoria autobiografia (ma non l’ho ancora letto, quindi prendila con le pinze).

  1. Carol – Patricia Highsmith

Della Highsmith ho letto quasi solo i gialli (che ho sempre trovato equilibrati e ben scritti). Fino allo scorso anno non sapevo neppure di questo libro, poi ne hanno fatto un film di discreto successo. Il libro non l’ho letto (e non ricordo neppure chi me ne ha parlato), ma nelle mie letture sento l’esigenza di inserire voci diverse: autrici, lesbiche, bisessuali, transessuali, voci di paesi inconsueti. A quanto pare la Highsmith rientra nelle prime due (tre?) categorie: sono curiosa di conoscere Carol (che, a quanto ho capito rientra nella categoria due), di vedere come la Highmith le dà vita.

  1. Più piccolo è il paese più grandi sono i peccati – Davide Bacchilega

Un bel giallo, ambientato a Lugo di Romagna. A volte sono snob con gli autori italiani (caratteristica che condivido con molti lettori, chissà perché poi), ma Bacchilega è un ottimo scrittore, capace di costruire un giallo divertente e misterioso. In più, è stato pubblicato da una piccola casa editrice. E leggiamoli qualche volta questi piccoli editori ;).

(Di questo romanzo ho parlato abbondantemente qui).

  1. Buon Apocalisse a tutti – Neil Gaiman, Terry Pratcher

Neil Gaiman è uno dei miei cantastorie preferito. In inglese il titolo è Good Omens (la cui traduzione vaga è buoni presagi) ed è molto più azzeccato del titolo italiano. Contiene una delle scene più divertenti che io abbia mai letto (se l’hai letto mi riferisco a quando il protagonista dà il nome al cane). Un fantasy diverso dal solito.

  1. Amatissima – Toni Morrison

Toni Morrison è uno di quei premi Nobel spesso dimenticati. Peccato, perché la sua scrittura è magnifica, forte e originale. Sethe è uno dei migliori personaggi che io abbia incrociato. Amatissima è uno di quei libri che consiglio a chiunque, sempre.

  1. Autobiografia burlesca – Mark Twain

Qui è tutta colpa di CasaSirio Editore che l’ha inserito nella collana Morti&Stramorti (il che mi ha fatto ridere). CasaSirio è un piccolo editore con un grande (nel senso di fisicamente imponente) direttore editoriale, un grande (nel senso di  veramente bravissimi – curiosate tra le copertine e provate a smentirmi) team grafico e un grande (nel senso qualitativo, non quantitativo) catalogo. Li ho conosciuti a Torino (dopo che Ilenia Zodiaco ne aveva parlato qui), ho comprato un terzo del loro catalogo e li ho amati da subito. Be pop!

  1. Quando siete felici fateci caso – Kurt Vonnegut

Questo libro è una raccolta di discorsi ufficiale tenuti in varie università dall’autore – quindi rientra nella categoria saggi. Ha una copertina spettacolare (quella coloratissima col gelato) e volevo che ci fosse almeno un Vonnegut in questo elenco. Questo forse spaventa meno di Mattatoio N.5 ;).

  1. La reliquia di Costantinopoli – Paolo Malaguti

Di Malaguti ho già parlato qui. Lui scrive libri storici, genere che non amo moltissimo. Con questo romanzo, in particolare, è stato finalista allo Strega quest’anno. Sono super curiosa di leggerlo: pur non essendo del mio genere preferito, i libri di Malaguti sono piccoli gioiellini e lui si merita tutto il successo che sta avendo in questo periodo (se non hai mai letto niente di costui, fidati, prendi uno dei suoi titoli e fate amicizia).

Il prossimo appuntamento sarà il 10 dicembre con La donna in bianco di Wilkie Collins. Ti interessa venire? Scrivimi o lascia la tua mail nel form qui sotto, così ti aggiungo alla mailing list.

Ti interessa partecipare al gruppo di lettura?

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