Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

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10 abitudini italiche sul civic hacking di cui si può fare a meno

[Foglietto illustrativo da leggere attentamente prima di inoltrarsi in questo blogpost.]

Probabilmente ci sono più imprecazioni di quante te ne aspetti da me (a meno che non ci conosciamo di persona, quindi sai che tipo di scaricatore di porto posso essere quando mi infastidisco).

Se non c’è il tuo nome e cognome, non sto parlando di te. Ti riconosci in quello che scrivo? Probabilmente hai la coda di paglia e senti puzza di bruciato, ti assicuro comunque che non c’è niente di nascosto fra le righe, non ce l’ho con te personalmente – altrimenti te l’avrei fatto sapere – e non sto cercando di mandarti a quel paese con un messaggio cosmico cifrato. Se, invece, ti ho girato direttamente questo link, fatti due conti.

Non ho la verità in tasca, altrimenti sarei un oracolo – il che probabilmente si tradurrebbe in uno sballo costante causato dai fumi tossici e, per quanto possa sembrare divertente, non credo lo fosse poi così tanto. Queste sono cose di cui IO mi sono stufata: se la pensi diversamente o trovi che abbia scritto cazzate, possiamo confrontarci civilmente. CIVILMENTE. Altrimenti, molto semplicemente, anche no, grazie.

[Fine del foglietto illustrativo da leggere attentamente prima di inoltrarsi in questo blogpost.]

In questi mesi sono successe un paio di cose che mi hanno attivato i neuroni. La prima sono stata in vacanza (e in aeroporto ho comprato la versione inglese di Il magico potere di sbattersene il ca**o. Come smettere di perdere tempo (che non hai) a fare cose che non hai voglia di fare con persone che non ti piacciono di Sarah Knight). La seconda, decisamente meno piacevole, è caduto un ponte in Liguria e sono stata coinvolta su una discussione a riguardo su Twitter, che non segnalo perché, alla fin fine, non ho partecipato. Sarà che Twitter è uno strumento comunicativo che non mi fa impazzire, sarà che ho bisogno di prendermi del tempo per evitare di dire cazzate, ma a quella discussione proprio non volevo prendere parte. Oltre a non essere d’accordo con l’assunto di partenza (il primo tweet della discussione asseriva letteralmente che ci sarebbe bisogno di fare una mappatura in modalità crowd dei ponti in Italia e del loro stato di manutenzione), tutta la cosa mi faceva sentire a disagio: capivo la necessità di fare qualcosa dopo una tragedia, ma la modalità mi sembrava quanto meno populistica.  In più, dall’alto della mia formazione umanistica, non è che proprio mi sentissi a mio agio a dire qualcosa sullo stato delle infrastrutture.

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Fixing the wings By Robert McGoldrick

CivicHackingIT – Diario di un progetto vol. 4

A quanto pare, come scrivere un libro a più mani sembra essere una domanda interessante. Lo dico perché alla frase “sto scrivendo un libro con Matteo” o “stiamo scrivendo un libro insieme”, segue inevitabilmente un perplesso “Ah… Ma come funziona?”.

La risposta è molto semplice: uno fa tutto e l’altro procura fette di torta e spuntini. Ovviamente, sto scherzando ;)! Permettimi di fare un po’ di ordine (e rispondere con tante tante parole a questa domanda).

Le sfide

Non ho mai scritto nient’altro a quattro mani (ad essere totalmente sincera, una volta ci provai con risultati disastrosi, grande frustrazione e pezzo non pubblicato). Se cerchi una guida passo passo su come farlo, puoi smettere di leggere immediatamente: non sono un’esperta di scrittura collettiva, sono convinta che ognuno, alla fine, lo faccia a modo proprio, a seconda di con chi lavora.

Qui troverai la descrizione sommaria di come ci dividiamo il lavoro e perché.

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autoritratto di Escher - foto di omega

CivicHackingIT – Diario di un progetto vol. 3

Rieccoci.

Forse anche tu stai scrivendo un libro, come me, e non sai dove sbattere la testa, sempre come me. Forse, invece, ti incuriosisce l’aspetto artigianale della scrittura, sempre come succede a me. Forse, ti interessa solo questo progetto specifico e stai in ansia perché non vedi l’ora che esca, di nuovo, come me.

In ogni caso, qui ti racconto qualche altra cosa sulla scrittura di un saggio. Come gli strumenti di cui ho già parlato, non ti salveranno in caso di pericolo mortale nella foresta della scrittura, ma camminare con uno zaino buono è sempre meglio di non avere nulla.

Prima di tutto, scarpe comode!

Se scrivere un libro è come dare vita ad una foresta, è chiaro che devi servirti di scarpe comode. Fuor di metafora, le mie scarpe comode hanno un unico nome: Scrivener – un software pensato appositamente per gestire la scrittura. Se stai pensando: “ma non mi basta quello che c’è già nel computer?”, la mia risposta è che, tra Scrivener e qualsiasi altro programma di videoscrittura, c’è la stessa differenza che c’è tra essere dispersi nel bosco a piedi nudi o con un buon paio di scarponi da montagna.

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