Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

Tag: Hackathon

Parliamo di Spaghetti (Open Data)

Di solito parlo di libri, ma SOD merita una riflessione e una condivisione a parte (devo ancora smaltire i postumi del #dopoSOD :D).

Cos’è Spaghetti Open Data (SOD per gli amici)?

E’ una ENORME community di italiani e italiane che vogliono fare qualcosa con i dati. Detta così, sembra una cosa molto, ma molto nerdica. In realtà, si tratta di cittadini e cittadine che pensano che lavorare insieme funzioni meglio che lavorare da soli. Dopodichè, visto che le amministrazioni sono pagate con i soldi pubblici (cioè i nostri), perchè non utilizzare i dati per controllare quello che succede?

 

La vita di SOD si svolge, principalmente, attorno alla mailing list: https://groups.google.com/forum/#!forum/spaghettiopendata. Non c’è da spaventarsi, ci sono tante cose tecniche, tante parole che non si capiscono, ma, fidatevi, è il posto giusto.

#SOD14

Ogni tanto (una volta all’anno) ci piace ritrovarci faccia a faccia. Per il 2014, il raduno si è svolto a Bologna. La cosa straordinaria, secondo me, è che un insieme di persone informale e non organizzato, almeno in senso stretto, è riuscito a dare vita a tre giorni densissimi: formazione, incontri, premiazioni e piccoli passi per migliorare un po’ questa nostra Italia.

Tutti siamo tornati a casa con tanto entusiasmo e tanta voglia di fare. Ad essere sincera, credo anche un po’ emozionati: è raro vedere assessori, giornalisti, smanettoni, avvocati, curiosi e nazisti della grammatica ( 🙂 ) insieme, collaborativi e che imparano l’uno dall’altro.

Essere smanettoni nerd aiuterebbe molto a capire di cosa si sta parlando, però non è del tutto indispensabile. E questo è di grande conforto per chi come me ha conoscenze molto limitate degli ambienti e dei linguaggi di programmazione: in realtà c’è (molto) posto anche per chi vuole ad es. imparare o condividere gli approcci più utili per diffondere il verbo, o per chi vuole sperimentare modalità alternative di farlo, o per chi vuole solo raccontare la storia (si chiama storytelling, ed è esattamente quello che sto facendo io scrivendo questo post). Cionondimeno, nella sindrome Derossi di cui sono preda da sempre, ho rosicato un po’, a non capire proprio tutto tutto quello che veniva detto.

Ida Leone, http://www.cambianeve.net/2014/03/31/10-cose-che-ho-capito-a-sod14/

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, per cui se non mi credete date una letta a quello che gli spaghettari scrivono in lista in preda al #dopoSOD.

#dopoSOD

Mi autocito (o meglio, riporto anche qui le tre righe che ho scritto in lista) e poi, last but not least, un libro.


SOD14 è stata una corsa: in tre giorni mi è sembrato di vivere le ore contenute in un mese, tanti sono stati gli stimoli e tante le cose che ho imparato.

Cos’è stato SOD14? Un modo per scardinare alcuni stereotipi.

Stereotipo uno: al sud non si fa nulla e si aspetta che piovano le cose dall’alto. Falso. A SOD la curva sud c’è, è attiva e butta giù le porte a spallate.

Altro falso mito: i giornalisti si lamentano della moria del loro mestiere, non si reinventano e non sono affidabili. Sarà, ma io in questi giorni ho visto professionisti della notizia raccontare storie attraverso i dati, imparare avidi di sapere e cercare di insegnare qualcosa anche a noi.

Continuando, gli avvocati parlano solo legalese, non sanno cos’è la vita vera e sono noiosi. Sabato un gruppo di legali ha cercato di risolvere un problema dei cittadini (farmacie e orari di apertura erano le parole chiave) con competenza ed efficacia, ma anche con tanti sorrisi e facendolo capire pure a me (che avvocato non sono).

I cittadini non sanno che farsene dei dati della PA. Venerdì mattina Ravenna ha premiato i vincitori di Ra4open: una mamma che ha creato una mappa dei punti di allattamento (da un pdf, giusto per la cronaca); dei ragazzi sotto i 25 anni che hanno creato app per il turismo e il tempo libero; uno studente dell’ITIS che ha presentato una app per navigare meglio i dataset di Ravenna. I cittadini sono pronti e qualcosa da fare con i dati lo trovano.

Ultimo, ma non per importanza, i dati sono robe da specialisti/informatici. Se la pensate ancora così, significa che non siete stati a SOD14. Peccato.

 Vabbè, ma almeno un libro piccino picciò?

Ovviamente, ho tediato alcuni spaghettari con il mio amore per i libri (serve che ve lo dica?), ma romanzi sui dati ancora non ce ne sono. Piccola parentesi, sì c’è Tutto cospira a tacere di noi di Daniela Ranieri in cui ci sono dati, bit di informazioni, intrigo e storia d’amore, ma non so se lo metterei proprio come riferimento di SOD :).

Esco dai miei schemi abituali e consiglio qualcosa che non ho letto (per cui se fa schifo è colpa di Andrea Nelson Mauro di Dataninja).

Andrea mi ha consigliato caldamente questo libro a cena e poi ha ribadito il consiglio durante il corso SOD sulla Data Visualization (che è stato una figata!).

Dei ninja ho una altissima stima: sono dei giornalisti che lavorano con i dati e raccontano delle storie pazzesche. L’ultima riguarda la moria di migranti nel Mediterraneo: http://www.dataninja.it/mediterraneo-un-mare-di-vittime-della-immigrazione/ (sì ok, ne muoiono tanti, ma quanti? dove?).

Personalmente, li ho inseriti negli “imperdibili”: sono professionisti che si formano continuamente, hanno il coraggio di raccontare anche storie scomode e, di persona, sono squisiti. Se non conoscete il loro lavoro, seguiteli per un po’ e poi ditemi se sbaglio.

Acquathon Perugia 2013

Ovvero civic hacking for dummies 🙂 .

La mia esperienza con l’Open Data è veramente limitata: ci “frequentiamo” da un po’ (attraverso gli occhi vigili di Matteo Brunati e attraverso le varie cose in cui sono stata trascinata ho deciso di accompagnarlo), ma fino a fine Aprile non avevo ancora ben chiaro che utilità potesse avere per la mia esistenza.

Innanzitutto urge un passo indietro. CIVIC che?

Questo la spiegazione più chiara che ho trovato:

Persone che risolvono problemi per altre persone

Ed ecco il video in cui l’ho trovata.

Se la mascella non si è ancora staccata dal viso, tra Open Data e civic hacking, vado ad esplicare il legame che sembra molto complicato, ma in realtà non lo è.

Ci sono due rami le Pubbliche Amministrazioni e i cittadini. Le prime sono, per legge, obbligate a rilasciare alcuni dati (che noi abbiamo già pagato con le tasse): Open Data. Come cittadini/e possiamo (e, secondo me, dobbiamo) usare questi dati per verificare cosa succede alla cosa pubblica: civic hacking.

Al Festival del giornalismo di Perugia, grazie alle sale strapiene, sono capitata all’#Acquathon: una maratona in cui persone diversissime – informatici, giornalisti, biologi, filosofi e chi più ne ha più ne metta – hanno deciso di controllare lo stato del rilascio dei dati riguardanti le analisi delle acque in Italia. Ognuno di noi si è beccato delle regioni (a me personalmente sono toccate Basilicata, Campania e Calabria) e ha cercato i dati relativi alla qualità dell’acqua nei capoluoghi delle suddette regioni.

Superato il mio momento Asterix e la burocrazia (i dati sono pubblici, ma a volte spersi in directory che manco con il lanternino e l’aiuto della fata turchina si riescono a trovare, oppure in “comodissimi” formati immagine), l’esperienza è stata davvero unica. In otto siamo riusciti a dare vita ad una mappa navigabile, in cui sono visualizzati i dati relativi ai nitrati che abbiamo raccolto. Un lavoro titanico per una persona sola, ma fattibile per otto.

La cosa veramente straordinaria che mi è successa grazie all’Acquathon è stata di trovare, finalmente, un senso a tutta questa passione diffusa per l’Open Data (o, perlomeno, diffusa tra le persone che ho conosciuto negli ultimi due anni). Non si tratta di ciò che ci interessa – al momento, è improbabile che mi trasferisca in Basilicata o in Calabria, per cui forse mi sarebbe interessato di più capire cosa succede nel posto dove vivo. I dati aperti, rilasciati in un formato “potabile” (computabile in modo automatico, riutilizzabile e riusabile), permettono di fare i cittadini e controllare con mano quello che succede, per dirne una, all’insieme delle tasse che versiamo o lo stato dell’acqua potabile in Italia.
Un’altra “strana” ricaduta è la creatività. Grazie al fatto che sono a disposizione, posso usare i dati per fare, ad esempio, app con mappe in cui sono segnalati i percorsi più sicuri a Milano per i ciclisti.
Insomma si mettono le mani in pasta e, forse, qualcosa si riesce a cambiare.

Dopo due settimane
Sono ancora alla ricerca dei dati per Campania e Calabria. Ho contattato sia l’Arpa delle due regioni e i comuni capoluoghi per avere delle informazioni, ma per ora ancora nessuna risposta. Staremo a vedere 😉 .

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