Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

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UN’ISOLA di Giorgio Amendola, Rizzoli Editore

Pubblicato originariamente su Il Colophon il 9 giugno 2016.


Questo libro, edito nel 1980 da Rizzoli, è il seguito de Una scelta di vita, la prima parte dell’autobiografia — soprattutto politica — di Giorgio Amendola. “Venne il giorno della partenza” sono le prime parole del libro, che ci catapultano nella vita dell’autore: Amendola sceglie il momento della sua partenza per il IV Congresso del Partito Comunista per cominciare a dipanare i fili della sua storia personale, ma anche della Storia, quella dei cambiamenti epocali, quella dei nomi noti. Questi due aspetti si intrecciano continuamente nel racconto di Amendola, che sceglie comunque di avere una voce ‘privata’, quasi domestica, anche riguardo ad alcuni grandi eventi degli anni Trenta del Novecento (ad esempio narra del suo incontro con un dirigente del PCI ricordando il risotto “francamente scotto” preparato dalla moglie del dirigente).

ATLANTE DELLE ISOLE REMOTE di Judith Schalansky, Bompiani

Pubblicato originariamente su Il Colophon il 9 giugno 2016.


In questo libro del 2013, l’autrice raccoglie le storie di cinquanta isole, sparse tra i vari oceani, ma, soprattutto remote. Nonostante il titolo, questo volume non è solo una raccolta di illustrazioni di isole, ma anche una collezione di racconti brevi, come specifica anche l’autrice in questa intervista per minima&moralia. Per ogni mappa, c’è una storia, una leggenda, una riflessione. Ogni porzione di terra, infatti, è presentata in due pagine: quella di destra racconta “visivamente” il luogo tramite l’illustrazione/mappa; quella di sinistra narra “con le parole” (in alto troviamo una serie di dati tecnici comprensibili e il corpo del testo con la storia che la Schalansky ha scelto per quell’isola).
L’autrice, classe 1980, è cresciuta a Berlino est sognando luoghi in cui non le era permesso viaggiare: l’illustrazione cartografica diventa, quindi, un modo per “conquistare mondi lontani nel soggiorno” dei suoi genitori.

LE CITTÀ VISIBILI DEI FUMETTI

Pubblicato originariamente su Il Colophon il 1 aprile 2016.


Un viaggio tra alcune rappresentazioni nel mondo dei fumetti di Erika Marconato

Prima di entrare nel vivo permettimi di fare un piccolo patto con te.
Innanzitutto sappi che sono perfettamente consapevole della differenza tra vignetta, striscia, tavola, albo a fumetti, graphic novel e manga (se tutti questi vocaboli ti sembrano sinonimi, urge una controllata a questa pagina di Wikipedia). In questo pezzo parlerò di fumetti nel senso più ampio possibile: quando troverai “fumetti” o “fumetto” sappi che l’oggetto del discorrere sarà qualsiasi pubblicazione contenente immagini accompagnate da espressioni verbali (un po’ come succede con le classificazioni dei fumetti in biblioteca in cui è tutto sullo stesso scaffale, che sia un Martin Mystere, un Sandman o un V per Vendetta). La seconda parte dell’accordo che mi piacerebbe accettassi riguarda il mio diritto di far rientrare i fumetti nell’ambito di competenza di una rivista letteraria — quale Il Colophon è. Secondo il Dizionario Treccani la letteratura è “l’insieme delle opere affidate alla scrittura, che si propongano fini estetici”. Mi pare di sentirti: “Scrittura? Ma se sono solo disegni con due parole in croce…”. In realtà, i disegni sono il risultato finale: tutto parte dalla parola scritta. I fumetti vengono sceneggiati, esattamente come i film, e poi realizzati, esattamente come i film (non ho trovato nessun esempio in italiano, ma puoi curiosare tra questi script di fumetti in inglese per vedere quanta parte è legata alla scrittura).

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