Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

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autoritratto di Escher - foto di omega

CivicHackingIT – Diario di un progetto vol. 3

Rieccoci.

Forse anche tu stai scrivendo un libro, come me, e non sai dove sbattere la testa, sempre come me. Forse, invece, ti incuriosisce l’aspetto artigianale della scrittura, sempre come succede a me. Forse, ti interessa solo questo progetto specifico e stai in ansia perché non vedi l’ora che esca, di nuovo, come me.

In ogni caso, qui ti racconto qualche altra cosa sulla scrittura di un saggio. Come gli strumenti di cui ho già parlato, non ti salveranno in caso di pericolo mortale nella foresta della scrittura, ma camminare con uno zaino buono è sempre meglio di non avere nulla.

Prima di tutto, scarpe comode!

Se scrivere un libro è come dare vita ad una foresta, è chiaro che devi servirti di scarpe comode. Fuor di metafora, le mie scarpe comode hanno un unico nome: Scrivener – un software pensato appositamente per gestire la scrittura. Se stai pensando: “ma non mi basta quello che c’è già nel computer?”, la mia risposta è che, tra Scrivener e qualsiasi altro programma di videoscrittura, c’è la stessa differenza che c’è tra essere dispersi nel bosco a piedi nudi o con un buon paio di scarponi da montagna.

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CivicHackingIT – Diario di un progetto vol.2

Come si fa a scrivere un libro? Da dove si parte?

Queste non sono le domande a cui risponderò. Troppo semplice trovare le risposte. Alla prima domanda si può rispondere solo “mettendo una lettera dopo l’altra”, mentre alla seconda, beh, il punto di partenza è sempre un foglio bianco. A volte sembra che la pagina bianca causi più panico che altro, ma si parte sempre da lì – sia che si usino i bit sia che si usi l’inchiostro.

Molto più interessante, almeno secondo me, è capire quali sono gli strumenti che permettono al foglio bianco di trasformarsi in qualcosa di senso compiuto. Ti è mai capitato di leggere On writing di Stephen King? Se la risposta è no, recuperalo. Ti aspetto… Secondo me è uno dei più bei libri sul mestiere di scrivere che sia mai stato pubblicato, proprio perché permette di svelare la magia: non si tratta di magia, ma di artigianalità (oltre che di sangue e sudore). Risponde alla domanda a cui vorrei rispondere anch’io in questo mio piccolo post: come si passa dal foglio bianco alle lettere alle parole a qualcosa di senso compiuto?

Nel caso di Civic Hacking, il progetto su cui sto lavorando al momento, la cosa è piuttosto complicata. Sotto l’etichetta #CivicHackingIT ci sono (in ordine sparso): due autori, traduzioni, newsletter, revisioni, interviste/storie, tweet (pochi) e molto altro, quindi la prima cosa a cui mi aggrappo nella scrittura è…

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blueprints of a building

CivicHackingIT – Diario di un progetto vol.1

La spiegazione di cosa sia CivicHackingIT la trovi nell’ultimo post (e sì, concordo con chi afferma che sia un sacco di lavoro). Non vorrei ripetermi, quindi presuppongo tu l’abbia letto. Qui vorrei raccontare un po’ di retroscena sul come nasce e si sviluppa un libro-progetto (se ti interessa, invece, qualche riflessione sul civic hacking in Italia, Matteo ha da poco pubblicato un blogpost a tal proposito, partendo dalla timeline che aveva fatto in precedenza).

Dato che siamo due autori, ognuno ha deciso di imbarcarsi in quest’impresa per motivi diversi, ma abbiamo una visione comune che poggia su due pilastri principali: il civic hacking va raccontato e le nostre voci non sono le uniche che contano.

Non è un’antologia

Abbiamo da poco cambiato il sito (curiosa e dicci cosa ne pensi). Come un buon coltello da cucina, se si decide di avere un sito – ossia un buchino microscopico che permetta di spiare sul e dal progetto – va tenuto efficiente. Il che significa affilarlo, affinarlo e imparare dall’esperienza. Hai mai preparato una cena con un coltello che è stato trascurato? Io sì, ti posso garantire che sminuzzare gli ingredienti è stato parecchio faticoso, mi sono tagliata (con i miei coltelli non era quasi mai successo) e ci ho messo più tempo del normale.

Il nostro sito era nato a fine maggio: avevamo bisogno di una piccola vetrina per presentare il progetto – o meglio, la fase del progetto che avremmo presentato a Open Data Fest. In quel momento, ci serviva per spiegare alle persone che volevamo sentire le loro voci, che cercavamo suos-chefs per aiutarci nella grande cucina della stesura del libro.

Sous-chefs, appunto.

Nelle nostre teste, il sito che avevamo messo in piedi (Matteo ha lavorato alle cose tecniche, io ai testi e alle grafiche) questo messaggio lo lanciava chiaramente: “noi siamo gli executive chef! Sappiamo che ingredienti abbiamo e

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