Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

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Un breve estratto e ringraziamenti vari

Finalmente è online

Da questa mattina il mio racconto si può acquistare! Gaudio e tripudio!

Non vi piace Bookrepublic? Lo trovate anche su Amazon, Ultimabooks e Net-ebook, l’ebook store di Mediaword. Per ora, è disponibile solo in formato digitale, per cui niente carta, mi spiace.

Non siete ancora convinti? Lo so, comprare un ebook a scatola chiusa (anche se costa meno di un cappuccino) sa di fregatura. E le sinossi, a volte, mentono (non la mia, giurin giurello).
Ecco perchè ho pensato di regalarvi le prime dieci righe del racconto :).

Breve estratto

È questa la fine? Voglio dire una lama ti colpisce mentre te ne stai per i fatti tuoi ed è immediatamente finita?

È questa la fine? Cazzo, maledetta tu e il tuo spray al peperoncino: per schivarlo ho sbattuto la testa e mi sa che non va bene per niente.

Mi sento tradita: ho sempre amato questa città. Il Duomo con la sua piazzetta piena di adolescenti; piazza Capitaniato e le sue panchine tranquille (in più, quando sei fortunato, la deliziosa bancarella dei libri usati); il Portello, zona di ingegneri e psicologhe. Perché è successo a me? Perché io?

A me questa città ha sempre fatto vomitare: ci sono finito per caso, dopo aver sognato il Bo. Mi ha colpito sognare quell’università del cavolo. All’inizio, non sapevo nemmeno che fosse un ateneo. Non l’avevo mai visto, neanche in foto, ne sono più che certo, anche se a questo punto non sono sicuro di nulla.

Ringraziamenti

Se volete sapere come continua, compratelo :).

Chiunque vi dica che fare lo scrittore è un lavoro solitario, non sa di cosa parla.

Persolmente ho avuto varie persone intorno che mi hanno aiutato:

  • Mariantonietta Barbara, che mi ha spronato e incoraggiato. Mi ha anche fatto l’intervista che trovate sul blog di Graphe.
  • Roberto Russo, il capo di Graphe, che, oltre ad aver lanciato ePink, è stato sempre più che celere nel rispondere alle mie mail.
  • Ida Leone, una grammar nazi che con me e con questo racconto è stata più che gentile.
  • Marco Brandizi, che ha pazientemente segnato in giallo tutti gli errori di battitura, rimandandomi a studiare la grammatica con un amichevole calcetto sul deretano.
  • Alessio Biancalana. Sker è romano per lui, che va in giro per l’Italia a spaventare i camerieri con minacciosi “Dajè!”.
  • Manuel Giollo, che non legge, ma il mio racconto sì.
  • Veronica Traversi, che, nonostante alcune cose la urtassero, mi ha dato un feedback onesto e rispettoso.
  • Matteo Brunati, ovviamente. Che ,a volte, resta senza parole.


  • Ida, Marco, Manuel, Veronica e Matteo sono stati le mie cavie volontarie e senza di loro, probabilmente, questo racconto non sarebbe bello com’è.
    Per cui, anche se l’ho scritto da sola, tra uno scatolone e l’altro, non è assolutamente il prodotto di un lavoratore solitario :).

    Fatemi sapere cosa ne pensate.

    Di cosa parla il tuo racconto?

    Ho scritto un racconto, quindi la famosa domanda “di cosa parla?” la aspettavo al varco.

    La copertina rosa del mio racconto - emozione!

    La copertina rosa del mio racconto – emozione!


    L’editore mi ha fatto scrivere una sinossi (per cui, se vi interessa una piccola risposta c’è):

    Anna è una ragazza normale, quasi comune, innamorata della città dove vive e con il sogno di diventare medico. Fin da piccola è sempre stata una ragazza per bene. La sua vita si svolge praticamente solo dentro l’ospedale in cui lavora. Solo la sua migliore amica, Alice, riesce a farla uscire ogni tanto.
    Andrea è un ragazzo che vive di espedienti da quando, a sedici anni, ha lasciato la casa romana dei suoi genitori. Furbo e pieno di risorse, è perfettamente in grado di ottenere quello che vuole. Tranne la cosa più importante per lui.
    Si incontreranno a Padova, legati da un segreto che solo uno dei due conosce. Aule studio, librerie e bar fanno da sfondo a questa ricerca di sé e dell’altro, che si rivelerà essere un’ossessione in piena regola.

    Ma io queste cose le odio. Davvero. Da quando, alle superiori, mi chiedevano “di cosa parla questa poesia?” e io dovevo ridurre qualcosa di magnifico alle mie povere parole.
    In questo caso le parole sono mie in entrambi i casi, ma ho la sensazione di tradire me stessa a fare un riassunto del mio racconto. Preferisco raccontarvelo in un altro modo: attraverso la sua creazione.

    Com’è nato 1: Padova

    La città del Santo è dove ho studiato, dove ho vissuto da sola per la prima volta, dove ho ambientato il mio racconto.
    Quando Mariantonietta, curatrice della collana ePink, mi ha detto che cercava racconti ambientati in Italia, Padova era lì in un angolo della mia mente colma di ricordi (alcuni piacevoli, alcuni meno) da cui attingere. E urlava a gran voce di farla uscire.
    Se la storia di Anna e Andrea sembra plausibile è solo grazie a Padova: i posti sono i miei, quelli che ho amato (e amo tuttora) – il bar Maximilian mi ha accolto per anni, la piazzetta del Duomo è stata cornice di molti miei pomeriggi, l’aula studio in via Tito Livio è stata mia compagna per 150 ore.
    Alice ha un po’ di tutti gli amici dell’università; Anna ha un po’ di tutti gli studenti fuori sede che ho conosciuto.
    Anche la violenza è di Padova, sebbene, personalmente, non mi sia mai successo nulla. Quando la frequentavo quotidianamente, la città del Santo era praticamente militarizzata: c’erano soldati ad ogni angolo e vigili e carabinieri. Il senso di pericolo era costante, volente o nolente la guardia era sempre alzata. Ciò nonostante, io tornavo la sera tardi a piedi da sola, prendevo i mezzi e vivevo la mia vita, senza che mi sia mai stato torto un capello.

    Com’è nato 2: Anna

    Anna è la protagonista di questo racconto.
    Padova è donna, quindi lo è anche Anna.
    Anna è medico, per due motivi. Il primo riguarda me: il corpo umano è una macchina che mi affascina da morire. Il secondo rigurda Padova: moltissimi studenti arrivano all’università patavina con il sogno della medicina. Alcuni ce la fanno, altri semplicemente, ripiegano verso altri corsi, con l’idea di riprovare. La mia eroina ce la fa: riesce ad essere medico, ma a prezzo della sua vita privata. Vorrei dire che questo è un parto della mia immaginazione, ma non è così. Ho visto conoscenti esaurirsi giorno dopo giorno, tra i corridoi dell’ospedale universitario, per provare a farcela.

    Com’è nato 3: Andrea

    Sker-Andrea ha qualcosa di tutti i senza tetto che vedevo passando. Ha qualcosa di tutti quelli che provano a venderti qualcosa mentre passeggi (chi passa abitualmente per Corso del Popolo sa a cosa mi riferisco). Inoltre, c’è un pizzico di Padova anche in lui: quella volta che ho visto il contorno di un cadavere segnato con il gesso; quella volta che ho quasi assistito ad un aggressione (scampata solo perchè la poveretta era riuscita ad infilarsi in un portone blindato); quella volta che hanno recuperato un cadavere dal Piovego (no, non ho visto il cadavere).
    Volevo che avesse una voce sua perchè spesso le persone che vivono per strada non ce l’hanno. Non conosciamo la loro storia e non ci interessa scoprirla. Ed ecco perché è diventato un romanzo a due voci.

    Le parole, i collegamenti, la trama sono nati tutti in seno a questo trittico, perciò è di questo che parla il racconto. Parla anche di me, inevitabilmente, ma lo si scopre solo se mi si conosce (o almeno così mi hanno detto i miei primi lettori).

    Lo trovate da domani negli ebook strore. Non vedo l’ora di sapere cosa ne pensate :). Piccione viaggiatore, segnali di fumo, telefono senza fili: usate quel che volete, ma fatemi sapere cosa ne dite!

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