Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

Tag: surplus cognitivo

Libri in pubblico dominio? Roba da hacker!

Qualche giorno fa ho tenuto a Bassano del Grappa un mini corso sui libri nel pubblico dominio. Ho parlato principalmente di LiberLiber, Wikisource, Progetto Gutenberg e altri spacciatori di libri liberi.

Ne parlerò diffusamente la prossima settimana, ma sono troppo felice per non esprimere pubblicamente la fortuna che avuto: un sacco di domande intelligenti da parte dei presenti.

La domanda scatenante

Oggi voglio raccontarvi due cose a cui ho pensato a seguito di questa domanda:

“Perchè in Liberliber i libri in epub sono così pochi e perchè non si aggiornano?”

Alla signora che l’ha chiesto ho risposto che Liberliber dipende dal contributo volantario delle persone che, a volte, hanno periodi intensi e non riescono a fare tutto quello che si sono prefissate (tipo convertire un file in epub).

Tutti abbiamo bisogno degli hacker -  Attribuzione foto

Tutti abbiamo bisogno degli hacker – Attribuzione foto

1. I contributori di Liberliber sono hacker

La realtà è che sono sì volontari, ma prima di tutto i contributori sono hacker: persone abituate a vedere un problema (la necessità di avere un formato standard, in questo caso) e cercarne la soluzione (ossia metterci dentro le mani).

Hacker, non cracker. La distinzione è fondamentale: gli hacker risolvono i problemi, i cracker sono quelli che fanno danni.

Perchè i volontari di Liberliber sono hacker?

Liber Liber è una o.n.l.u.s. (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) che ha come obiettivo la promozione di ogni espressione artistica e intellettuale. In particolare, Liber Liber si propone di favorire l’utilizzazione consapevole delle tecnologie informatiche in campo umanistico e di avvicinare la cultura umanistica e quella scientifica. – Dal sito di Liberliber

Questa è una definizione decisamente sterile. Quello che succede in Liberliber (e negli altri spacciatori di liberi liberi a contributo volontario), in realtà, è che una serie di sconosciuti usano il loro tempo per riappropriarsi della cultura, attraverso le loro competenze informatiche e non solo. Non si fanno riconoscere, ma lavorano per noi! Grazie!

2. I libri liberi abilitano lo spirito hacker

Secondo me tutti, siamo un po’ hacker nella nostra vita: il camminatore che tiene vivo un sentiero passandoci sopra ogni giorno; la casalinga che va a fare la spesa con il carrello rivestito dalla stoffa che ha scelto e cucito lei; i fanatici di Arduino che sembrano moderni MacGiver e creano cose buffe e utili con un chip e un pezzo di scotch (esagero ovviamente); chi lascia i libri in Bookcrossing; chi prende l’autobus o la bici perchè auto ce ne sono abbastanza; chi corregge una voce in Wikipedia e via dicendo.

Insomma i gesti di “hacking” quotidiano sono moltissimi.

Qualche giorno fa mi sono imbattuta nei “pericolosissimi” bibliotecari-hacker :D.

A Cologno Monzese hanno realizzato un progetto in cui, tra le altre cose, hanno arricchito Pinocchio, in edizione libera e digitale, di contenuti multimediali (immagini per lo più). Sembra una sciocchezza, ma non lo è. Significa mettere le mani in pasta per migliorare un contenuto, significa remixare e riutilizzare, significa ripensare la lettura e sfruttare al meglio le possibilità offerte dall’accesso libero.

Sono molto curiosa di vedere come procederà il tutto.

Nel frattempo, se vi chiedete perchè le persone passino il loro tempo a migliorare le cose per gli altri, vi consiglio la lettura di Surplus Cognitivo di Clay Shirky (di cui ho già parlato in un post qualche settimana fa) acquistabile su Bookrepublic a 9.99 euro http://bit.ly/Surplus_cognitivo .

Se siete curiosi riguardo ad hacker e dintorni, un testo non diffusissimo, ma decisamente piacevole è Elogio della pirateria di Carlo Giubitosa scaricabile gratuitamente e con licenza Creative Commons dal sito di Stampa Alternativa.

Non so quale dei due sia più adatto alla festa della mamma, che dite? 😀

 

Piccole esperienze di openess (e un po’ di Clay Shirky)

La mia personalissima esperienza con i libri digitali (come credo per molti altri) è cominciata con libri “liberi”: ho scaricato un libro da LiberLiber e, non avendo un device elettronico, l’ho stampato per leggerlo in treno (avevo bisogno di una scusa per allontanare eventuali scocciatori 🙂 ).

All’epoca ancora non lo sapevo, ma quel semplice gesto avrebbe cambiato il mio modo di vedere i libri (elettronici, in particolare) e le risorse digitali.

Da allora di strada un po’ ne ho percorsa:
– so la differenza tra gratis e di pubblico dominio;
– ho un’idea di come si può far circolare le idee senza violare il diritto d’autore;
– ho capito il senso di creare dei contenuti gratuitamente (anche molto piccoli) per aumentare l’intelligenza collettiva.

Software libero - Attribuzione immagine

Software libero – Attribuzione immagine

In questi ultimi giorni, ho assistito a tante piccole forme di resistenza: Wikipedia, OpenStreetMap, Wikisource e LiberLiber.
Nell’ordine: due giorni di Bibliohackathon per approffondire Wikipedia, una presentazione al TEDxTrento su OpenStreetMap, una maratona di rilettura su Wikisource, il 19esimo compleanno di LiberLiber.

Perchè la gente lo fa? Perchè perdere tempo ad inserire voci o a correggere errori su Wikipedia? Perchè rileggere un’opera digitalizzata e disponibile su Wikisource? Perchè mettere i civici giusti su OSM?

Non vi darò nessuna risposta: secondo me, ognuno lo fa per un motivo diverso (non so se qualcuno lo fa per fare colpo, ma sarebbe veramente divertente). Quello che voglio fare è consigliarvi un libro (e che altro sennò?).

Si tratta di Surplus cognitivo di Clay Shirky. Il buon Shirky ha fatto, in questo volume, un’analisi molto interessante sul perchè e per come di questi gesti di cura del bene comune.

Lui individua tre elementi. Il primo è il tempo libero (diritto faticosamente conquistato). Il secondo elemento è la partecipazione, che cambia il suo carattere e l’impegno richiesto ad ognuno di noi. Terzo fattore, decisamente il più importante, la generosità umana, ciò che ci perrmette di fare qualcosa grautitamente per gli altri: la parte migliore di noi.

Al contrario di quello che sembra, queste scelte non hanno a che fare esclusivamente con un atteggiamento filotecnologico. Anzi. La tecnologia e internet hanno solo amplificato un fenomeno che già faceva parte del nostro dna: facciamo volontariato anche fuori dal web ;).

Prima di acquistarlo, ci si può fare un’idea con questa presentazione. E’ in inglese sottotitolato.

Buona visione, ma soprattutto buona resistenza :). E ricordate:

il passo più difficile è tra il non fare nulla e il fare qualcosa .

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