Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

Tag: storytelling

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Civic hacking: raccontaci la tua storia!

“Carissima è un sacco che non passi!”.

“Eh, cosa vuoi, sto lavorando ad un nuovo progetto…”

Prendo in prestito questo piccolo scambio avuto con la mia verduraia (adorabile contadina da cui prendo i prodotti direttamente, ma questa è un’altra storia) per annunciare anche qui Civic hacking: comunità informali, prototipi e Open Data, il nuovo progetto a cui sto lavorando con Matteo.

Cosa vuol dire “progetto”? Perché non libro?

Civic hacking è innanzitutto un libro, perché non chiamarlo con il suo nome? La verità è che di civic hacking in Italia si parla poco, ma se ne fa parecchio. Io, da brava cantastorie, sento l’esigenza di raccontarle queste cose, non solo in maniera statica – una volta stampato il libro resta tendenzialmente com’è. Sento l’esigenza di partecipare a conversazioni intorno al tema, di raccontare progetti, di sottolineare il positivo.

Sappiamo che il civic hacking esiste, ma ha bisogno di maggior attenzione: crediamo sia davvero un argomento che merita un filone tutto suo. Quindi, dopo aver capito che il libro avrebbe parlato di civic hacking, ci siamo detti: bene, di sicuro altri ne avranno parlato nel corso degli anni. Anche se recente, non è mica nato ieri.

Ci siamo sbagliati: ci siamo resi conto che in italiano non c’è nulla che approfondisca specificatamente il tema del civic hacking, anche se in Italia ci sono molti progetti e molte storie che meritano di essere conosciute e raccontate e che sono civic hacking per davvero. Raccontarle potrebbe stimolare una riflessione collettiva, specie per farle diventare delle buone pratiche.

Come vedi, anche Matteo ha bisogno di andare oltre al libro.

Per quanto mi riguarda, sono stanca di cadere nell’inganno del “se le cose sono sempre andate così, andranno ancora così” (e ci cado più spesso di quanto vorrei). Sono stanca perché è una bugia: me lo hanno dimostrato molte volte le persone della comunità di Spaghetti Open Data. Sono stanca perché è un errore: ci sono moltissimi italiani che si prendono cura della cosa pubblica, non solo tecnici o smanettoni. Sono stanca perché è uno stereotipo: credo sia difficile da sradicare proprio perché non c’è una narrazione concorrente, positiva, mantenendosi onesta, non tecno-entusiasta.

Quindi Civic hacking è un progetto, un tentativo di andare oltre, di hackerare lo spazio limitato del libro. Come? Oltre a scrivere il libro (se passi a trovarci, vedrai che il libro si sta inghiottendo la nostra casa), curiamo una newsletter settimanale (se ti interessa, compila pure il form che trovi a questo link http://eepurl.com/cUKXyH) e segnaliamo cose su Twitter usando #CivicHackingIT (lo monitoriamo anche, nel caso tu voglia segnalarci qualcosa lì). Parliamo come mangiamo per noi non è uno slogan: uno dei primi punti che abbiamo chiarito tra di noi è che ne abbiamo le tasche piene di professoroni che si riempiono le bocche di parole e non dicono nulla. Siamo parte di questo momento storico e di questo “movimento”, perché dovremmo usare parole vuote per raccontare storie piene di significato? Perché dovremmo presupporre di sapere tutto, quando ogni giorno c’è un nuovo modo per prendersi cura della cosa pubblica?

Raccontaci la tua storia di civic hacking!

Ai raduni di Spaghetti Open Data ho imparato ad ascoltare: moltissime persone all’interno della comunità mi hanno raccontato atti di cambiamento straordinari per il semplice fatto che prestavo loro orecchio. Economisti, giornalisti, cittadini, informatici, dipendenti della Pubblica Amministrazione. Molti mi hanno raccontato le loro storie, permeandole di “ma cosa vuoi che sia?” oppure “non è niente di particolare”, non sapendo che a me quei racconti sembravano straordinari, come le persone che li facevano. Straordinari per il semplice fatto di essere stati fatti: trovare un problema – per quanto piccolo – e studiarne una soluzione. Atti straordinariamente ordinari.

Tutto questo cosa ha a che fare con te? Tutto o niente, dipende. Dipende soprattutto da te, da come ti vedi nel mondo.

Serve riflettere su come diventare resilienti e includere altri che vogliano mettersi in prima linea e cogliere la bellezza e la fatica di questo modo di essere, per lasciarsi guidare dalla curiosità di rompere le cose e capire come sono fatte, come funzionano e poi migliorarle. Magari scoprendo che funzionano con pezzetti diversi, grazie a ricombinazioni differenti.

Se in questa visione ti riconosci; se hai una storia che coinvolga Open Data, prototipi, comunità informali e/o zone grige (quelle strane possibilità che si creano a volte. Parafrasando Pareto, l’innovazione sta nel creare nessi nuovi tra cose note); se hai fatto qualcosa di concreto per un problema reale (vuoi un paio di idee? Questo è quello che stanno facendo a Puerto Rico, questo è quello che stanno facendo dopo il sisma dello scorso anno, questo è quello di cui stanno parlando in Brasile). Tutti questi se, nel caso siano sì, sappi che vogliamo sentire la tua storia! Nonostante il libro non sarà un’antologia, vorremmo che i civic hacker italiani raccontassero con la loro voce quello che fanno, mentre io e Matteo definiremo cosa fa di un civic hacker, un civic hacker.

non solo tecnologia, ma un modo per scardinare vecchie abitudini, un modo per riprendersi il proprio ruolo di cittadini, un modo per risolvere problemi.

Ci interessa la tua esperienza: le persone cambiano, ma si spera che gli atti di hacking restino, si evolvano, trovino nuove soluzioni. Hai tra i 500 e i 3000 caratteri(spazi inclusi) per raccontarci il tuo atto di civic hacking. Raccontaci che problema hai individuato, come l’hai risolto (o hai tentato di risolverlo – anche le difficoltà trovano spazio), con chi (se vuoi mettere i nomi, ricordati di dirci anche che tipo di competenze hanno portato) e perché, secondo te, è un atto di civic hacking.

Nel caso tu decida di raccontarci la tua storia, per favore leggi ATTENTAMENTE le linee guida. Non è cattiveria, ma se non rispetti le indicazioni perdi tempo tu e perdiamo tempo noi.

Detto ciò, spero di inserire anche la tua storia tra quelle a cui ho prestato orecchio ;).

 

Ps. per mantenere la conversazione, aggiornerò il blog più spesso. Anche Matteo si è impegnato a raccontare qualcosa del processo nel suo di blog (http://www.dagoneye.it/blog/), nel caso ti piaccia di più una narrazione dal punto di vista di un “famoso civic hacker”.

Ve li ricordate adesso? -  Attribuzione foto

Catologhi postali moderni

Ve li ricordate adesso? -  Attribuzione foto

Ve li ricordate adesso? – Attribuzione foto

Le newsletter, secondo me, sono come i cataloghi di abbigliamento che arrivavano per posta un po’ di tempo fa. Ve li ricordate? Modelli improbabili, abiti che non metteresti neanche se fossi pagato (figurati pagare per metterli), chincaglieria varia e tanta carta da buttare.

E, in più, la fastidiosa tendenza a rendere praticamente impossibile cancellarsi dagli elenchi degli interessati. Solo perchè nel 1950 tua nonna aveva comprato un rocchetto di filo o, peggio, perchè eri nell’elenco telefonico.

Oggi non vi voglio tediare con QUELLE news: ognuno di noi ne riceve almeno una e le conosciamo bene. Voglio raccontarvi, invece, di un esempio felice: comunicazioni che apro volentieri, che leggo fino alla fine, e che, qualche volta, ottengono il loro scopo (farmi comprare gli ebook).

Faccio una piccolissima premessa: non mi pagano per scrivere questo pezzo. Lo giuro! Potete chiederglielo se volete (di solito rispondono a tutto 😉 ).

Cos’è Ultimabooks?

Se non la conoscete piccola introduzione, altrimenti subito al sodo al paragrafo successivo.

Ultima Books è la libreria di Simplicissimus Book Farm. Ciò che la rende diversa da tutte le altre librerie (online e non solo), è che Ultima Books ha un vero libraio anzi, una vera libraia in carne ed ossa a gestire personalmente gli scaffali, a rispondere alle domande dei lettori, a dispensare consigli di lettura su richiesta specifica e anche con la sua newsletter settimanale, che si avventura in lungo e in largo nell’infinito mondo letterario (leggere per credere!). – Dal sito di Simplicissimus Book Farm

Perchè mi piacciono le comunicazioni di Ultimabooks?

La libraia si chiama Lucia e tutte le comunicazioni con i lettori portano la sua firma: conferme di iscrizione, newsletter, (rarissime) promozioni – nel senso che non rompono per ricordartelo, non nel senso che non le fanno :).

Quando ti iscrivi alla libreria, ti mandano una mail che promettte unicorni e le comunicazioni sono tutte sullo stesso tono, il che secondo me è molto confortante: è come entrare in una libreria dove conosci il libraio e sai cosa aspettarti.

ultimabook

Un pezzo della mail di conferma di Ultima Books

La newsletter con i consigli di lettura non è legata alla frequentazione di Ultimabooks. Io ho scelto di iscrivermi alla newsletter e poi di farmi un profilo su Ultimabooks. Niente iscrizioni automatiche visto che usi il servizio (stile Amazon per capirsi) a cui reagisco sempre con uno sguardo scettico e la frase “ma da dove cavolo ti sei fatto l’idea che voglio essere subissato di mail? Non ho fatto niente di male per meritarmi questo!”. Per le news della libraia, si compila un form chiaro (di soli tre campi, evviva!) e si dà CHIARAMENTE a Lucia il permesso di entrare nella propria casella di posta.

La conferma è una raccolta dei dati che hai fornito (nome, cognome, mail) con il link per disiscriversi. Niente “se non sei tu che ti sei iscritto” o cose del genere: non sei scemo, hai compilato un form quindi si presuppone che tu sappia perchè ricevi le mail altrimenti schiacci il bottone e fine ;).

E’ una comunicazione “light” che trovo molto rispettosa e comincia sempre salutandoti per nome (non quelle cose orribili tipo Salve, Cognome o Salve prima parte della mail – vedi l’esperienza di Alessandra Farabegoli). Anche nell’annullare l’iscrizione. Il bottone per farlo è nella parte superiore di ogni news: è praticamente tra le prime tre cose che vedi, niente scrittine microscopiche, niente link che ti obbligano a collegarti per poter cambiare le tue impostazioni, niente dimmi perchè non vuoi restare con noi. Ebbene sì, caro compilatore di newsletter, ti sto lasciando, fattene una ragione! E la colpa non è mia, è tutta tua!

Dopodichè si ricevono le mail il venerdì. Solo il venerdì! Non ogni volta che c’è una promozione, non ogni volta che esce qualcosa, non ogni volta che fa nuvolo. (Caro compilatore di newsletter se mi hai iscritto a tradimento e mi inondi di ca…te mi tedi e mi fai passare la voglia di frequentarti). Il mittente è la mail della libraia, quella che c’è in giro per il sito se vuoi parlare con lei (il noreplay@ultimabooks.it non sanno neanche cos’è, anche le fatture arrivano da una mail a cui si può rispondere volendo).

Detto ciò, la newsletter fa esattamente quello che ti aspetti: Lucia ti consiglia dei libri. Non le promozioni, non le ultime uscite, non le ultime cose di Narcissus (la casa editrice di Simplicissimus). Semplicemente dei libri selezionati da lei per un motivo (sono belli, sono divertenti, sono legati all’argomento della comunicazione). Non sempre le cose che consiglia mi piacciono, ma quella è una questione di gusti :). Il modo è sempre garbato e la libraia “giustifica” le sue scelte in modo davvero carino. Alla fine ci sono dei ps “commerciali” di questo tipo (questa settimana è lunghetto, ma di solito sono due righe due):

PS: €2 di credito in regalo con Guido Catalano e col poeta mentitore (o lo sono tutti?).
Ti ricordo che domani esce il quarto numero del Colophon, che è una rivista digitale; il tema di base: la macchia. Qui la pagina Facebook per farsene un’idea, a partire dalla bella copertina di Elena Campa.
Infine, oggi è l’ultimo giorno di una caterva di offerte. Dà un’occhiata nella pagina delle promozioni, nel caso ci fosse l’occasione che se perdi poi te ne penti.

Sarà che io e Lucia abbiamo la stessa età, sarà che non rompono, sarà che spero sempre che metta i due euro in qualcosa che ho voglia di leggere, sarà quel che sarà ma le  news loro le leggo tutte, le aspetto con ansia, le consulto se devo fare un regalo e magari non ho letto il libro che ho in mente o me le riguardo se ho voglia di una compera improvvisa e fuori dagli schemi.

A me non fanno venire l’orticaria, ma non significa che siano adatte a voi. Prima di iscriversi è meglio curiosare nell’archivio dei precedenti invii. Potrebbero essere troppo buffe o troppo ironiche per voi ;).

 

Se avete altre newsletter letterarie che pensate facciano al caso mio, ditemelo!

“New Marketing trends” di Barbara Bonaventura

La cosa di questo pomeriggio che più mi ha colpito è la necessità di coerenza tra l’immagine che si comunica all’esterno e ciò che si comunica all’interno. Non è che sia chissà che novità, ma è uno di quei moniti che bisogna tenere a mente.

E’ facile per tutti pensare a farsi vedere belli dagli altri comunicare al di fuori della propria realtà la parte migliore di sè, ma, nella mia esperienza, è molto più difficile ricordarsi che anche all’interno è necessario uniformare le esperienze (molto banalmente: se vendo banane, ma la mia commessa dice che vendo mele, sono destinata al fallimento). Posso essere un genio assoluto, un innovatore nel mio campo (e tante altre cose), ma se non riesco a raccontarlo in maniera adeguata in entrambe le direzioni (interna ed esterna) le mie fatiche saranno vane.

Molto carine e utili sono state le rappresentazioni degli archetipi, rielabolarate a partire da Storybranding di Jim Signorelli. In ogni buona storia che si rispetti è necessario che ci siano delle raffigurazioni chiare dei personaggi (nelle favole, ad esempio, il buono, il cattivo, l’animale fantastico, etc.). Per quanto riguarda le voci delle aziende, le storie che decidono di raccontare devono essere più che coerenti con l’archetipo di riferimento: vi immaginate il CEO di Victoria Secret’s che parla come Papa Francesco? Risate assicurate :).

Il bilancio del pomeriggio è stato decisamente positivo. Mi piace che fra i trend ci sia lo storytelling. Raccontare la propria storia in tutte le sfumature, dall’olfatto all’aspetto puramente narrativo – le parole per intendersi – fa tutto parte della stessa narrazione. Fatta da PERSONE, non da aziende. Come posso riconoscermi in quello che dici, se ti nascondi dietro un brand?

Barbara Bonaventura al Vega e "New Marketing Trends"

Lunedì 25 Marzo sono andata ad aggiornarmi un po’ sui trend del marketing: storytelling, marketing esperienziale e realtà aumentata.

Storified by Erika Marconato· Thu, Apr 04 2013 02:08:31

Ecco la presentazione del corso:
Convegno gratuito "New marketing trends: il marketing … – VegaVEGA – VEnice GAteway for Science and Technology – è un Parco Scientifico Tecnologico, network tra l'Università, i Centri di ricerc…
La prima sorpresa è stata una neve fitta e spessa, non di lunghissima durata, ma comunque coreografica.
#instaweatherpro app http://t.co/fZIEJ3LHoU #weather now in #Venezia http://t.co/Pa5cb6soxtMichele Vianello
Personalmente ho dovuto gironzolare un po’ per il Vega prima di trovare il posto giusto. Neve a parte, la sala era gremita.
Experenti
Il benvenuto ci è stato dato da Michele Vianello, padrone di casa che ha da subito messo in chiaro le regole del gioco:
Tutto ciò che vi hanno insegnato di marketing all’università, lo prendete e lo buttate via #vegamktgFrancesca Posocco
Dimenticate tutto quello che vi hanno insegnato all università il mktg e’ cambiato e’ in rivoluzione dice @michelevianello #vegamktgPetra Schrott
Experenti
I linguaggi e i mercati stanno cambiando molto più velocemente di quanto pensiamo. I bit diventano la chiave ufficiale per aprire un universo di dati. Dati aperti (ma non solo), smart cities, ma, soprattutto, smart citizens. Ognuno di noi tiene in mano (o in tasca) l’accesso ad un universo intero grazie a cloud computing; il moltiplicarsi dell’uso e della diffusione dei device mobili; l’affermarsi del social networking come strumento di comunicazione e Internet of Things.

Ecco perchè cambiano le regole del gioco: cambia il nostro modo di vivere questo gioco, siamo sempre più portati a cercare soluzioni nuove e sempre meno inclini a subire i processi “fordisti”.

Le città sono narrate da tutti noi #vegamktg @michelevianelloGilberto Dallan
Mi viene da citare @dagoneye "i sensori siamo noi" cc @michelevianello #vegamktgErikaMarconato
Ognuno di noi diventa narratore e sensore insieme di questa realtà mutevole e online. Creiamo dati, li condividiamo nei social network dove partecipiamo a conversazioni, esponiamo le nostre opinioni ed – ebbene sì – parliamo anche dei prodotti e delle aziende.

Ecco perchè i dati sono, secondo Vianello, più interessanti di app e affini.

Oramai le opinioni sono in rete, non si può pensare di fare marketing senza essere sui social network #vegamktgValentina Bortoletto
@michelevianello il vero #business sono i dati. Chi sceglie, sceglie in base ai dati. Il vero mercato è quello dei dati. #vegamktgFrancesca Posocco
Poi siamo passati alla lezione vera e propria.
#vegamktg direi che su tutti questi spunti di @Barbara_Mentis quello determinante rimane in assoluto la coerenza!Federica Lago
"La differenziazione va cercata nella progettazione, nella realizzazione E anche nell’esperienza. Altrimenti cade il palco." #vegamktgGilberto Dallan
Graffiti – Pfizer commercialCyrus0933
non è la ripetizione ma l’originalità che cattura l’attenzione #vegamktgSamuel Mazzolin
Far sì che il valore non abbia prezzo. CIT. Kevin Roberts @Barbara_Mentis #vegamktgFrancesca Posocco
Se il bene mi arricchisce, il suo valore non ha prezzo! @Barbara_Mentis #vegamktg #marketingFrancesca Posocco
Mercato! No! Bisogna fare un passo indietro: azienda! #vegamktgErikaMarconato
La comunicazione riguarda sia l’interno che l’esterno dell’organizzazione #vegamktgErikaMarconato
#vegamktg questa frase è da leggere e rileggere… pic.twitter.com/hkCxD7X3TfFilippo Tognola
Per definire l’ #esperienza devo prima definire il tema #storytelling @Barbara_MentisFrancesca Posocco
Errore tipico: Victoria Secrets che parla come Papa Francesco #archetipi #vegamktgGilberto Dallan
#storybranding dobbiamo capire chi siamo, i valori, le credenze e come le sosteniamo. Dobbiamo anche capire chi non siamo! @Barbara_MentisFrancesca Posocco
"cosa stai facendo? sto accatastando pietre. E tu cosa stai facendo? Sto costruendo un muro. E tu? Sto costruendo una cattedrale" #vegamktgGilberto Dallan
Trama come tema perchè: necessario focalizzarsi sul perchè @Barbara_Mentis #vegamtkgErikaMarconato
Il consumatore si domanda oggi: questo prodotto rispecchia i miei ideali e offre soluzioni per come vivo? Super questions a #vegamktgPetra Schrott
Il valore del #brand è tale solo se i #consumatori lo condividono e ne condividono la #promessa @Barbara_Mentis #vegamktgFrancesca Posocco
"Siamo esseri umani che vogliono sentir raccontare storie" il sottile confine tra manipolazione e persuasione #vegamktgGilberto Dallan
#vegamktg pic.twitter.com/4pTobxhJ8QFilippo Tognola
#storytelling la relazione fra Brand e consumatore, i marchi devono avere un significato,dei valori,delle connotazioni umane #vegamktgPetra Schrott
in tempi di spending review domestica, sparisce il medio e il mediocre #vegamktgSamuel Mazzolin
I mercati sono #conversazioni e non segmenti demografici #vegamktgSellysoyjo
le cose facili sono finite #vegamktgSamuel Mazzolin
Dramatic Shift in Marketing Reality (Scholz & Friends)ScholzundFriends

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