Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

Tag: spaghetti open data

Nothing is written in stone

Cose che ho scritto in giro

Nell’ultimo anno ho scritto alcune cose che non sono state pubblicate rilanciate qui.

All’inizio, pensavo di riportarte nel mio piccolo angolo di web ogni cosa in maniera un pochino più estesa (come ho fatto per il mio pezzo per i fumetti). Il fatto è che questa operazione sta bloccando tutto il resto: dopo che ho consegnato una cosa, diventa parte del passato. Il che, per il mio cervello, significa:

Quindi sono in quella fase in cui so che lo dovrei fare, ma procrastino, quindi mi sento in colpa, quindi blocco le cose nuove da scrivere, quindi il blog non viene aggiornato, quindi mi sento in colpa…

Insomma ti sei fatto/a un’idea.

Mentre lavoro al mio nuovo piano editoriale, aggiorno Linkedin e faccio altre cose rimaste nella TO-DO, ho pensato che per me, a questo punto, è meglio raccogliere tutto in unico post, concedermi un nuovo inizio e tornare a popolare questo piccolo angolo di web e almeno un feed RSS (ciao Marco :D!).

Il Colophon

Il Colophon è una rivista letteraria di Antonio Tombolini Editore (che fa un investimento, anche economico, per mantenere la pubblicazione). Nonostante sia disponibile solo online, è un bimestrale di tutto rispetto: abbiamo un fantastico direttore editoriale, uno staff tecnico, una serie di scrittori/contributori e tante idee.

Come scrittrice, mi piace molto perché mi permette di comporre cose più articolate e serie che – forse – qui non ci starebbero altrettanto bene. Michele, il direttore editoriale (nonché colui che decide gli argomenti per ogni numero), è molto disponibile e quando gli propongo qualcosa di strampalato, di solito, mi risponde “bene, dimostramelo!”. Qualche esempio? Il vino e la scrittura condividono processo artigianale molto simile, i fumetti sono letteratura e la creazione di uno spettacolo di burlesque è un atto profondamente letterario.

Come lettrice mi piace molto perché:

  • non si concentra solo sulle ultime uscite letterarie,
  • ci sono tante voci differenti,
  • non parla solo di libri, ma anche di editoria in generale, di scrittura, di case editrici.

Per loro ho letto anche un paio di libri intorno al tema delle isole. Un’isola di Giorgio Amendola (che è il secondo volume della sua autobiografia politica) e L’atlante delle isole remote di Judith Schalansky. Questo atlante è un progetto editoriale completo (l’autrice ha dichiarato in un’intervista che ha scelto pure la carta su cui sarebbe stato stampato) ed è una delle cose più strane che ho letto nel 2016. Raccoglie illustrazioni magnifiche, storie brevi, curiosità, dati cartografici e posizioni di cinquanta isole remote, non proprio inventate, ma quasi. Non proprio disabite, ma quasi. Non proprio interessanti di per sè, ma sì, interessanti. Non credo che sia pane per i denti di tutti, ma è un’opera assolutamente intrigante e posso dire onestamente di non aver mai letto nulla di simile.

GraphoMania

A proposito di recensioni, ho scritto un paio di cose per GraphoMania (il blog della casa editrice che ha pubblicato il mio racconto).

Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci è un libro che, di mio, non avrei mai letto. Finalista allo Strega, è uno scritto cerebrale, denso, difficile (la scrittura non gli argomenti trattati), uno di quei libri che richiede la tua completa, totale e instancabile attenzione. Insomma, non ho ancora capito se mi è piaciuto o meno, è diverso dalle mie letture abituali e non lo avrei scelto, però è innegabile che sia un libro che vale la pena di leggere. Forse io non sono il lettore giusto, ecco.

Con Bacchilega è stata tutta un’altra storia. L’autore romagnolo ha partorito Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati: un giallo avvincente, coinvolgente e convincente. Soprattutto, convincente. Sarà che mi ha ricordato un amico lughese (ciao Franco :D); sarà che ero stanca delle atmosfere americane o pseudo-americane predilette dal gruppo di lettura che frequento; sarà che non ho capito l’assassino fino alla fine (cosa più unica che rara), metteteci tutti questi sarà, ma l’ho trovato un libro bello, onesto e ben scritto (tanto che l’ho proposto come lettura anche al gruppo di lettura che ho fatto partire in settembre).

Altro

Queste sono le cose pubbliche. Dopodichè, continuo a leggere per Klondike (il che mi sta insegnando più cose sulla scrittura di quante ne potrei riassumere su questo post); a luglio/agosto ho collaborato con un’azienda trentina per la stesura dei testi del loro sito (e, per la prima volta, ho consegnato una guida di stile alla fine); ho cominciato a popolare il profilo @spaghetti_folks su Twitter (dopo aver dato una mano ad organizzare il raduno SOD16); sono stata in vacanza (l’Ecuador e la Sicilia mi hanno insegnato moltissimo); ho fatto la volontaria in canile per un po’; sono diventata un po’ più hippie rinunciando alla macchina; ho compiuto trent’anni; ho fatto nuove amicizie; ho visto amici partire; ho imparato nuove cose; continuo a fare parte di un GAS (in cui c’è un omino del GAS che porta lo yogurt e questo farà ridere Nicola, Cristian, Chiara e Riccardo); continuo a bere più caffè di quanto dovrei; continuo a cucinare con piacere; continuo a frequentare il mio vecchio (in tutti i sensi) gruppo di lettura organizzato dalla biblioteca di Trento e ne ho fondato uno nuovo per leggere delle cose diverse (l’obbiettivo è leggere cose belle. Sei di Trento e vuoi venire? Fammelo sapere!). Insomma, la vita va avanti e, forse, anche questo blog.

Parliamo di Spaghetti (Open Data)

Di solito parlo di libri, ma SOD merita una riflessione e una condivisione a parte (devo ancora smaltire i postumi del #dopoSOD :D).

Cos’è Spaghetti Open Data (SOD per gli amici)?

E’ una ENORME community di italiani e italiane che vogliono fare qualcosa con i dati. Detta così, sembra una cosa molto, ma molto nerdica. In realtà, si tratta di cittadini e cittadine che pensano che lavorare insieme funzioni meglio che lavorare da soli. Dopodichè, visto che le amministrazioni sono pagate con i soldi pubblici (cioè i nostri), perchè non utilizzare i dati per controllare quello che succede?

 

La vita di SOD si svolge, principalmente, attorno alla mailing list: https://groups.google.com/forum/#!forum/spaghettiopendata. Non c’è da spaventarsi, ci sono tante cose tecniche, tante parole che non si capiscono, ma, fidatevi, è il posto giusto.

#SOD14

Ogni tanto (una volta all’anno) ci piace ritrovarci faccia a faccia. Per il 2014, il raduno si è svolto a Bologna. La cosa straordinaria, secondo me, è che un insieme di persone informale e non organizzato, almeno in senso stretto, è riuscito a dare vita a tre giorni densissimi: formazione, incontri, premiazioni e piccoli passi per migliorare un po’ questa nostra Italia.

Tutti siamo tornati a casa con tanto entusiasmo e tanta voglia di fare. Ad essere sincera, credo anche un po’ emozionati: è raro vedere assessori, giornalisti, smanettoni, avvocati, curiosi e nazisti della grammatica ( 🙂 ) insieme, collaborativi e che imparano l’uno dall’altro.

Essere smanettoni nerd aiuterebbe molto a capire di cosa si sta parlando, però non è del tutto indispensabile. E questo è di grande conforto per chi come me ha conoscenze molto limitate degli ambienti e dei linguaggi di programmazione: in realtà c’è (molto) posto anche per chi vuole ad es. imparare o condividere gli approcci più utili per diffondere il verbo, o per chi vuole sperimentare modalità alternative di farlo, o per chi vuole solo raccontare la storia (si chiama storytelling, ed è esattamente quello che sto facendo io scrivendo questo post). Cionondimeno, nella sindrome Derossi di cui sono preda da sempre, ho rosicato un po’, a non capire proprio tutto tutto quello che veniva detto.

Ida Leone, http://www.cambianeve.net/2014/03/31/10-cose-che-ho-capito-a-sod14/

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, per cui se non mi credete date una letta a quello che gli spaghettari scrivono in lista in preda al #dopoSOD.

#dopoSOD

Mi autocito (o meglio, riporto anche qui le tre righe che ho scritto in lista) e poi, last but not least, un libro.


SOD14 è stata una corsa: in tre giorni mi è sembrato di vivere le ore contenute in un mese, tanti sono stati gli stimoli e tante le cose che ho imparato.

Cos’è stato SOD14? Un modo per scardinare alcuni stereotipi.

Stereotipo uno: al sud non si fa nulla e si aspetta che piovano le cose dall’alto. Falso. A SOD la curva sud c’è, è attiva e butta giù le porte a spallate.

Altro falso mito: i giornalisti si lamentano della moria del loro mestiere, non si reinventano e non sono affidabili. Sarà, ma io in questi giorni ho visto professionisti della notizia raccontare storie attraverso i dati, imparare avidi di sapere e cercare di insegnare qualcosa anche a noi.

Continuando, gli avvocati parlano solo legalese, non sanno cos’è la vita vera e sono noiosi. Sabato un gruppo di legali ha cercato di risolvere un problema dei cittadini (farmacie e orari di apertura erano le parole chiave) con competenza ed efficacia, ma anche con tanti sorrisi e facendolo capire pure a me (che avvocato non sono).

I cittadini non sanno che farsene dei dati della PA. Venerdì mattina Ravenna ha premiato i vincitori di Ra4open: una mamma che ha creato una mappa dei punti di allattamento (da un pdf, giusto per la cronaca); dei ragazzi sotto i 25 anni che hanno creato app per il turismo e il tempo libero; uno studente dell’ITIS che ha presentato una app per navigare meglio i dataset di Ravenna. I cittadini sono pronti e qualcosa da fare con i dati lo trovano.

Ultimo, ma non per importanza, i dati sono robe da specialisti/informatici. Se la pensate ancora così, significa che non siete stati a SOD14. Peccato.

 Vabbè, ma almeno un libro piccino picciò?

Ovviamente, ho tediato alcuni spaghettari con il mio amore per i libri (serve che ve lo dica?), ma romanzi sui dati ancora non ce ne sono. Piccola parentesi, sì c’è Tutto cospira a tacere di noi di Daniela Ranieri in cui ci sono dati, bit di informazioni, intrigo e storia d’amore, ma non so se lo metterei proprio come riferimento di SOD :).

Esco dai miei schemi abituali e consiglio qualcosa che non ho letto (per cui se fa schifo è colpa di Andrea Nelson Mauro di Dataninja).

Andrea mi ha consigliato caldamente questo libro a cena e poi ha ribadito il consiglio durante il corso SOD sulla Data Visualization (che è stato una figata!).

Dei ninja ho una altissima stima: sono dei giornalisti che lavorano con i dati e raccontano delle storie pazzesche. L’ultima riguarda la moria di migranti nel Mediterraneo: http://www.dataninja.it/mediterraneo-un-mare-di-vittime-della-immigrazione/ (sì ok, ne muoiono tanti, ma quanti? dove?).

Personalmente, li ho inseriti negli “imperdibili”: sono professionisti che si formano continuamente, hanno il coraggio di raccontare anche storie scomode e, di persona, sono squisiti. Se non conoscete il loro lavoro, seguiteli per un po’ e poi ditemi se sbaglio.

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