Erika Marconato

Costantemente alla ricerca. Porto con me la voglia di imparare

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Bookclub by Patricia dos Santos Paton

12 libri per il mio gruppo di lettura

E., la mia bibliotecaria preferita, ha detto a qualcuno che sono un’esperta di gruppi di lettura. Questo qualcuno le ha creduto e ora sono “responsabile” di un gruppo di lettura.

Forse io prendo questa cosa della lettura troppo sul serio, ma scegliere alcuni dei libri che verranno letti da lettrici che non conosco bene e moderare gli incontri a me sembra una bella responsabilità.

Che ho frequentato diversi gruppi di lettura è vero, ma che questo faccia di me un’esperta, beh, non me la sento di affermarlo con sicurezza.

Le regole

Dato che ogni gruppo ha le proprie regole, anch’io come prima cosa ho voluto mettere nero su bianco cos’è questo gruppo di lettura (ovviamente concordando con le altre lettrici).

Posti pubblici

A quanto pare non sono l’unica che ama spiare la gente. Alla domanda “che dite se metto il veto sulle case private?”, la risposta è stata veloce e decisa: “Beh ovvio, io voglio vedere le persone che passano, mica solo i miei figli” :D.

Uno dei motivi principali per cui i ritrovi saranno in bar, circoli o la biblioteca è che in un gruppo di persone che non si conoscono c’è già abbastanza pressione: ci si agita, non si sa bene cosa dire, etc. Sentivo l’esigenza che il luogo di ritrovo fosse neutro, che ci si potesse godere un bicchiere di vino, volendo, e in cui l’unico impegno richiesto fosse arrivare (non pulire, sistemare, cucinare). Dopodichè, Trento è una città piena di spazi pubblici, che però hanno la dimensione di ritrovi privati (in uno dei papabili candidati ci sono pure i divani).

Chi può partecipare

Il gruppo è semi-pubblico. Ci troviamo in luoghi pubblici in modo che chi vuole si possa unire, ma vorrei tenere il gruppo sulle dieci-dodici persone. Mi sembra il numero ideale per poter parlare tutti e per evitare la formazione di sottogruppi durante la discussione.

L’unica cosa a cui tengo davvero è la possibilità per ognuno di esprimere la propria opinione, senza sentirsi sminuito e/o preso in giro. Tutte le mie esperienze di letture condivise sono state proficue, da tutte ho imparato qualcosa (tra cui che non mi piace quando chi fa la voce più grossa è più ascoltato). Mi piacerebbe che fosse così anche per gli altri partecipanti.

Chi propone i libri (e come vengono scelti)

Avendo avuto varie esperienze, ho deciso di proporre io i libri, cercando di pescare da generi diversi (proporre, perché se non convincono gli altri lettori, si possono cambiare). Leggere tutti lo stesso libro mi sembra un buon modo per creare un terreno comune e per guidare la discussione.

Ho scelto di non legare le letture ad un tema specifico: alla biblioteca di Bassano del Grappa le facilitatrici avevano scelto di far ruotare tutti gli incontri attorno ad un argomento. Gli incontri erano sempre molto interessanti, ma mentre pensavo alle proposte, mi sembrava troppo stringente. Se il tema non piaceva? Sarebbe stata una cosa in più di cui preoccuparsi. Nel caso organizzassi qualcosa di diverso (tipo in biblioteca o in una libreria), sicuramente seguirei un filone, ma per questo primo gruppo va bene così.

Vogli(am)o leggere storie BELLE. Ben scritte, con dei bei personaggi, con una bella trama. Il genere importa poco (anche se il genere rosa a quanto pare non piace molto). Questa (e il fatto che i libri siano di genere diversi) è un’esigenza mia, soprattutto. Frequento un gruppo in biblioteca, i partecipanti hanno una certa età e si finisce sempre a leggere libri di un certo filone (possibilmente pubblicati prima degli anni ’80, possibilmente di autori americani o latino-americani, possibilmente di scrittori maschi). Nonostante alcuni dei libri letti con loro siano stati meravigliosi, sento il bisogno di leggere altro, di discutere altro, di spaziare. Troppo esigente?

Altro

Ognuno si procura i libri come meglio crede. Non ho scelto ultimissime uscite, per cui ci sono in biblioteca, su MLOL, in libreria, usati e nuovi, in digitale e in cartaceo. Per me il supporto non inficia la lettura, ma per molti lettori sì, quindi ognuno faccia come meglio crede ;).

Se sarà possibile, mi piacerebbe fare qualcosa anche per la città (magari qualche autore tra quelli italiani ha piacere di venire a fare una presentazione a Trento, o qualcosa del genere). Trovare una formula affinché non si sia solo un salotto privato o un gruppo di lettori, ma anche un attivatore culturale per la città: sto pensando al modo per coinvolgere la biblioteca. Vediamo come va.

Quindi che libri belli ho scelto?

  1. Non buttiamoci giù – Nick Hornby

Per il genere romanzo divertente ho pensato a Hornby. L’ho scelto perché è divertente, surreale e i dialoghi sono scritti molto bene. I personaggi sono caratteristici e strani. La copertina è orribile, ma che ci vuoi fare?

  1. Lo zio Oswald – Roal Dahl

Il realismo magico è un genere un po’ sottovalutato in Italia: i romanzi di questo tipo finiscono quasi sempre nelle sezioni young adult. Questo si è salvato dallo young adult, pur essendo un meraviglioso esempio di realismo magico.

Lo racconto sempre con le stesse parole: la versione per adulti di Dahl. Spesso mi rispondono “sai di lui ho letto tutto, ma questo mi manca”. Scandaloso, irriverente, originale. Non vedo l’ora di parlarne con il gruppo.

  1. La donna in bianco – Wilkie Collins

A quanto pare un classico ci vuole. Questo è molto meno noto di altri e il modo in cui ne parla PennylaneOnTheTube qui e qui mi ha incuriosita moltissimo. Ci tenevo che il classico fosse in pubblico dominio: http://www.gutenberg.org/ebooks/583 . La donna in bianco è il primo libro che fu definito sensational novel, se non è una recensione positiva questa, non so cosa lo possa essere ;). Lo possiamo anche inserire nella sezione mistery/giallo (due piccioni con una fava).

  1. Shantaram – Gregory David Roberts
    Armi, acciaio e malattie – Jared Diamond

Questo l’ho proposto, ma credo verrà sostituito. Le mille pagine spaventano molto. Peccato.

L’avevo scelto perché è scritto da un australiano (e mi sembra che non arrivino molti australiani in Italia). Il secondo motivo è che è una storia semi-biografica, che è un elemento che mi incuriosisce molto. Viene messo sotto il cartello “avventura”.

Sostituzione: dopo il primo incontro abbiamo deciso di leggere Armi, acciaio e malattie al posto di Shantaram, su proposta di una delle partecipanti. Io con i saggi tentenno sempre, vedremo come andrà.

  1. Io e Mabel – Helen Macdonald

Lui è qui perché la versione inglese ha una copertina a dir poco meravigliosa. Qui  ne parla una bibliotecaria canadese. Io lo metterei nella categoria autobiografia (ma non l’ho ancora letto, quindi prendila con le pinze).

  1. Carol – Patricia Highsmith

Della Highsmith ho letto quasi solo i gialli (che ho sempre trovato equilibrati e ben scritti). Fino allo scorso anno non sapevo neppure di questo libro, poi ne hanno fatto un film di discreto successo. Il libro non l’ho letto (e non ricordo neppure chi me ne ha parlato), ma nelle mie letture sento l’esigenza di inserire voci diverse: autrici, lesbiche, bisessuali, transessuali, voci di paesi inconsueti. A quanto pare la Highsmith rientra nelle prime due (tre?) categorie: sono curiosa di conoscere Carol (che, a quanto ho capito rientra nella categoria due), di vedere come la Highmith le dà vita.

  1. Più piccolo è il paese più grandi sono i peccati – Davide Bacchilega

Un bel giallo, ambientato a Lugo di Romagna. A volte sono snob con gli autori italiani (caratteristica che condivido con molti lettori, chissà perché poi), ma Bacchilega è un ottimo scrittore, capace di costruire un giallo divertente e misterioso. In più, è stato pubblicato da una piccola casa editrice. E leggiamoli qualche volta questi piccoli editori ;).

(Di questo romanzo ho parlato abbondantemente qui).

  1. Buon Apocalisse a tutti – Neil Gaiman, Terry Pratcher

Neil Gaiman è uno dei miei cantastorie preferito. In inglese il titolo è Good Omens (la cui traduzione vaga è buoni presagi) ed è molto più azzeccato del titolo italiano. Contiene una delle scene più divertenti che io abbia mai letto (se l’hai letto mi riferisco a quando il protagonista dà il nome al cane). Un fantasy diverso dal solito.

  1. Amatissima – Toni Morrison

Toni Morrison è uno di quei premi Nobel spesso dimenticati. Peccato, perché la sua scrittura è magnifica, forte e originale. Sethe è uno dei migliori personaggi che io abbia incrociato. Amatissima è uno di quei libri che consiglio a chiunque, sempre.

  1. Autobiografia burlesca – Mark Twain

Qui è tutta colpa di CasaSirio Editore che l’ha inserito nella collana Morti&Stramorti (il che mi ha fatto ridere). CasaSirio è un piccolo editore con un grande (nel senso di fisicamente imponente) direttore editoriale, un grande (nel senso di  veramente bravissimi – curiosate tra le copertine e provate a smentirmi) team grafico e un grande (nel senso qualitativo, non quantitativo) catalogo. Li ho conosciuti a Torino (dopo che Ilenia Zodiaco ne aveva parlato qui), ho comprato un terzo del loro catalogo e li ho amati da subito. Be pop!

  1. Quando siete felici fateci caso – Kurt Vonnegut

Questo libro è una raccolta di discorsi ufficiale tenuti in varie università dall’autore – quindi rientra nella categoria saggi. Ha una copertina spettacolare (quella coloratissima col gelato) e volevo che ci fosse almeno un Vonnegut in questo elenco. Questo forse spaventa meno di Mattatoio N.5 ;).

  1. La reliquia di Costantinopoli – Paolo Malaguti

Di Malaguti ho già parlato qui. Lui scrive libri storici, genere che non amo moltissimo. Con questo romanzo, in particolare, è stato finalista allo Strega quest’anno. Sono super curiosa di leggerlo: pur non essendo del mio genere preferito, i libri di Malaguti sono piccoli gioiellini e lui si merita tutto il successo che sta avendo in questo periodo (se non hai mai letto niente di costui, fidati, prendi uno dei suoi titoli e fate amicizia).

Il prossimo appuntamento sarà il 10 dicembre con La donna in bianco di Wilkie Collins. Ti interessa venire? Scrivimi o lascia la tua mail nel form qui sotto, così ti aggiungo alla mailing list.

Ti interessa partecipare al gruppo di lettura?

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La copertina rosa del mio racconto - emozione!

Un breve estratto e ringraziamenti vari

Finalmente è online

Da questa mattina il mio racconto si può acquistare! Gaudio e tripudio!

Non vi piace Bookrepublic? Lo trovate anche su Amazon, Ultimabooks e Net-ebook, l’ebook store di Mediaword. Per ora, è disponibile solo in formato digitale, per cui niente carta, mi spiace.

Non siete ancora convinti? Lo so, comprare un ebook a scatola chiusa (anche se costa meno di un cappuccino) sa di fregatura. E le sinossi, a volte, mentono (non la mia, giurin giurello).
Ecco perchè ho pensato di regalarvi le prime dieci righe del racconto :).

Breve estratto

È questa la fine? Voglio dire una lama ti colpisce mentre te ne stai per i fatti tuoi ed è immediatamente finita?

È questa la fine? Cazzo, maledetta tu e il tuo spray al peperoncino: per schivarlo ho sbattuto la testa e mi sa che non va bene per niente.

Mi sento tradita: ho sempre amato questa città. Il Duomo con la sua piazzetta piena di adolescenti; piazza Capitaniato e le sue panchine tranquille (in più, quando sei fortunato, la deliziosa bancarella dei libri usati); il Portello, zona di ingegneri e psicologhe. Perché è successo a me? Perché io?

A me questa città ha sempre fatto vomitare: ci sono finito per caso, dopo aver sognato il Bo. Mi ha colpito sognare quell’università del cavolo. All’inizio, non sapevo nemmeno che fosse un ateneo. Non l’avevo mai visto, neanche in foto, ne sono più che certo, anche se a questo punto non sono sicuro di nulla.

Ringraziamenti

Se volete sapere come continua, compratelo :).

Chiunque vi dica che fare lo scrittore è un lavoro solitario, non sa di cosa parla.

Persolmente ho avuto varie persone intorno che mi hanno aiutato:

  • Mariantonietta Barbara, che mi ha spronato e incoraggiato. Mi ha anche fatto l’intervista che trovate sul blog di Graphe.
  • Roberto Russo, il capo di Graphe, che, oltre ad aver lanciato ePink, è stato sempre più che celere nel rispondere alle mie mail.
  • Ida Leone, una grammar nazi che con me e con questo racconto è stata più che gentile.
  • Marco Brandizi, che ha pazientemente segnato in giallo tutti gli errori di battitura, rimandandomi a studiare la grammatica con un amichevole calcetto sul deretano.
  • Alessio Biancalana. Sker è romano per lui, che va in giro per l’Italia a spaventare i camerieri con minacciosi “Dajè!”.
  • Manuel Giollo, che non legge, ma il mio racconto sì.
  • Veronica Traversi, che, nonostante alcune cose la urtassero, mi ha dato un feedback onesto e rispettoso.
  • Matteo Brunati, ovviamente. Che ,a volte, resta senza parole.


  • Ida, Marco, Manuel, Veronica e Matteo sono stati le mie cavie volontarie e senza di loro, probabilmente, questo racconto non sarebbe bello com’è.
    Per cui, anche se l’ho scritto da sola, tra uno scatolone e l’altro, non è assolutamente il prodotto di un lavoratore solitario :).

    Fatemi sapere cosa ne pensate.

    La copertina rosa del mio racconto - emozione!

    Di cosa parla il tuo racconto?

    Ho scritto un racconto, quindi la famosa domanda “di cosa parla?” la aspettavo al varco.

    La copertina rosa del mio racconto - emozione!

    La copertina rosa del mio racconto – emozione!


    L’editore mi ha fatto scrivere una sinossi (per cui, se vi interessa una piccola risposta c’è):

    Anna è una ragazza normale, quasi comune, innamorata della città dove vive e con il sogno di diventare medico. Fin da piccola è sempre stata una ragazza per bene. La sua vita si svolge praticamente solo dentro l’ospedale in cui lavora. Solo la sua migliore amica, Alice, riesce a farla uscire ogni tanto.
    Andrea è un ragazzo che vive di espedienti da quando, a sedici anni, ha lasciato la casa romana dei suoi genitori. Furbo e pieno di risorse, è perfettamente in grado di ottenere quello che vuole. Tranne la cosa più importante per lui.
    Si incontreranno a Padova, legati da un segreto che solo uno dei due conosce. Aule studio, librerie e bar fanno da sfondo a questa ricerca di sé e dell’altro, che si rivelerà essere un’ossessione in piena regola.

    Ma io queste cose le odio. Davvero. Da quando, alle superiori, mi chiedevano “di cosa parla questa poesia?” e io dovevo ridurre qualcosa di magnifico alle mie povere parole.
    In questo caso le parole sono mie in entrambi i casi, ma ho la sensazione di tradire me stessa a fare un riassunto del mio racconto. Preferisco raccontarvelo in un altro modo: attraverso la sua creazione.

    Com’è nato 1: Padova

    La città del Santo è dove ho studiato, dove ho vissuto da sola per la prima volta, dove ho ambientato il mio racconto.
    Quando Mariantonietta, curatrice della collana ePink, mi ha detto che cercava racconti ambientati in Italia, Padova era lì in un angolo della mia mente colma di ricordi (alcuni piacevoli, alcuni meno) da cui attingere. E urlava a gran voce di farla uscire.
    Se la storia di Anna e Andrea sembra plausibile è solo grazie a Padova: i posti sono i miei, quelli che ho amato (e amo tuttora) – il bar Maximilian mi ha accolto per anni, la piazzetta del Duomo è stata cornice di molti miei pomeriggi, l’aula studio in via Tito Livio è stata mia compagna per 150 ore.
    Alice ha un po’ di tutti gli amici dell’università; Anna ha un po’ di tutti gli studenti fuori sede che ho conosciuto.
    Anche la violenza è di Padova, sebbene, personalmente, non mi sia mai successo nulla. Quando la frequentavo quotidianamente, la città del Santo era praticamente militarizzata: c’erano soldati ad ogni angolo e vigili e carabinieri. Il senso di pericolo era costante, volente o nolente la guardia era sempre alzata. Ciò nonostante, io tornavo la sera tardi a piedi da sola, prendevo i mezzi e vivevo la mia vita, senza che mi sia mai stato torto un capello.

    Com’è nato 2: Anna

    Anna è la protagonista di questo racconto.
    Padova è donna, quindi lo è anche Anna.
    Anna è medico, per due motivi. Il primo riguarda me: il corpo umano è una macchina che mi affascina da morire. Il secondo rigurda Padova: moltissimi studenti arrivano all’università patavina con il sogno della medicina. Alcuni ce la fanno, altri semplicemente, ripiegano verso altri corsi, con l’idea di riprovare. La mia eroina ce la fa: riesce ad essere medico, ma a prezzo della sua vita privata. Vorrei dire che questo è un parto della mia immaginazione, ma non è così. Ho visto conoscenti esaurirsi giorno dopo giorno, tra i corridoi dell’ospedale universitario, per provare a farcela.

    Com’è nato 3: Andrea

    Sker-Andrea ha qualcosa di tutti i senza tetto che vedevo passando. Ha qualcosa di tutti quelli che provano a venderti qualcosa mentre passeggi (chi passa abitualmente per Corso del Popolo sa a cosa mi riferisco). Inoltre, c’è un pizzico di Padova anche in lui: quella volta che ho visto il contorno di un cadavere segnato con il gesso; quella volta che ho quasi assistito ad un aggressione (scampata solo perchè la poveretta era riuscita ad infilarsi in un portone blindato); quella volta che hanno recuperato un cadavere dal Piovego (no, non ho visto il cadavere).
    Volevo che avesse una voce sua perchè spesso le persone che vivono per strada non ce l’hanno. Non conosciamo la loro storia e non ci interessa scoprirla. Ed ecco perché è diventato un romanzo a due voci.

    Le parole, i collegamenti, la trama sono nati tutti in seno a questo trittico, perciò è di questo che parla il racconto. Parla anche di me, inevitabilmente, ma lo si scopre solo se mi si conosce (o almeno così mi hanno detto i miei primi lettori).

    Lo trovate da domani negli ebook strore. Non vedo l’ora di sapere cosa ne pensate :). Piccione viaggiatore, segnali di fumo, telefono senza fili: usate quel che volete, ma fatemi sapere cosa ne dite!

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